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11/04/2017

Rottamazione cartelle: la volata finale scade il 21 aprile

Dieci giorni. È quanto resta ai debitori che hanno in sospeso cartelle targate Equitalia per aderire, ove possibile, alla famosa rottamazione fiscale. Il 21 aprile (termine prorogato dalla precedente scadenza del 31 marzo) sarà infatti l’ultimo giorno utile entro il quale potrà essere compilato e inviato l’apposito modulo di istanza di definizione agevolata, comunicando all’ente riscossore gli importi da ricalcolare, cosicché, entro il 15 giugno, Equitalia stessa dovrà rispondere al debitore confermando o meno l’inclusione dei carichi pendenti nella procedura di rottamazione; la quale potrà essere gestita o in un’unica soluzione oppure ratealmente, fino a un massimo di cinque rate.

E proprio in merito al calendario della rateazione, quest’ultimo non viene toccato in minima parte dalle proroghe che hanno spostato dal 31 marzo al 21 aprile 2017 il termine di adesione, e dal 31 maggio al 15 giugno 2017 la scadenza entro cui Equitalia dovrà appunto confermare la rottamazione al diretto interessato; di conseguenza, ove fosse concesso un versamento rateizzato, i termini resteranno quelli già stabiliti dal precedente Dl 193/2016 (cd “Decreto Fiscale”), ovvero a luglio, settembre e novembre per quanto riguarda le prime tre rate in scadenza nel 2017, mentre le ultime due tranches scadranno ad aprile e settembre 2018.

Vediamo adesso di ripercorrere gli aspetti basilari della rottamazione. Istituita dall’articolo 6 del Dl 193/2016, è applicabile su tutti i carichi aventi natura prettamente tributaria affidati, cioè trasmessi, all’ente riscossore Equitalia nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016. Per quanto riguarda i soli carichi affidati nel 2016, che alla data del 31 dicembre scorso non fossero stati ancora notificati al debitore, senza dunque la possibilità di venirne a conoscenza e tantomeno di chiederne la rottamazione, Equitalia entro il 28 febbraio 2017 (quindi molto in anticipo rispetto alla scadenza del 21 aprile), ha inviato ai diretti interessati un avviso non facente funzione di cartella esattoriale, ma contenete appunto le somme affidatele nel corso del 2016.

Di contro, la definizione viene esclusa su altre tipologie di importo (rimandiamo al comma 10 dell’articolo 6), ossia:

  • le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • le sanzioni amministrative per violazioni al Codice della strada.

Nello specifico cosa si paga? Come spiegato ai tempi dell’approvazione del Dl Fiscale da Ernesto Maria Ruffini, attuale AD di Equitalia, la definizione rende possibile l’estinzione del debito pagando esclusivamente le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale e di interessi (cioè l’imposta secca scorporata dalle sanzioni, più gli interessi da ritardata iscrizione al ruolo, ndr), nonché le somme maturate quale aggio di riscossione esclusivamente sugli importi da corrispondere a seguito della definizione. Non sono quindi dovuti le sanzioni iscritte a ruolo, gli interessi di mora, le sanzioni e le somme aggiuntive calcolate sui crediti previdenziali”.

Novità, infine, che rispetto al testo originale licenziato in CdM è stata introdotta in un secondo momento dalla Camera (e confermata in Senato) durante la fase di conversione del decreto 193/2016, è l’estensione della rottamazione a quei debiti riscossi direttamente dai Comuni con l’ingiunzione di pagamento, quindi senza passare da Equitalia. In pratica, parallelamente alla definizione vera e propria, il testo normativo offre la possibilità agli enti locali di predisporre dei regolamenti ad hoc per la definizione dei debiti non affidati al ruolo.

In conclusione, nella nota che Equitalia spedirà ai debitori facenti richiesta di definizione agevolata, verrà comunicata la somma da versare (in unica soluzione o ratealmente) e il termine, o i termini, entro cui versarla. A tal riguardo, nella Circolare 2/E pubblicata l’8 marzo scorso, l’Agenzia delle Entrate è stata molto chiara nel dire che il debito può ritenersi “definito”, cioè estinto, solo nel momento in cui viene pagato “integralmente e tempestivamente”. Cosa significa questo? Significa in pratica che la richiesta da parte del debitore, e la successiva conferma da parte di Equitalia, dell’iter di definizione agevolata non garantiscono di per sé il pagamento in misura scontata, ne danno solo l’ok.

Per lasciarsi quindi alle spalle il debito una volta per tutte, il contribuente, seppur in forma ridotta, dovrà pagarlo per intero ed entro i tempi previsti sulla tabella di rottamazione; in sostanza si dovrà pagare non un centesimo in meno e senza sgarrare di un giorno. L’omesso versamento del debito, o anche solo di una sua parte, entro le date comunicate da Equitalia, decreteranno in pratica, a partire dal giorno successivo, la decaduta validità della rottamazione e di conseguenza il ripristino del vecchio debito non più rottamabile.

Luca Napolitano

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