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News
23/11/2018

Reddito di cittadinanza (anti-furbi) legato all'Isee. Ecco le regole...

La fase delle promesse è finita. Adesso si sta passando all’azione. Così potremmo sintetizzare il “guado” normativo dal quale – dopo mesi di proclami e supposizioni – il famoso reddito di cittadinanza verrà alla luce trovando una sua forma concreta, le sue regole, e l’identikit dei suoi futuri beneficiari (il DDL 1148 è tutt’ora all’esame del Parlamento, dopodiché bisognerà attendere i decreti attuativi).

Per far luce, allora, su uno degli argomenti più dibattuti dell’attuale legislatura giallo-verde, per altro sorvegliato speciale della Commissione UE che giorni fa (proprio in conseguenza di misure dispendiose come il reddito) ha ufficialmente “stangato” la manovra italiana per le note ragioni di rischio economico di sforamento del deficit, Simone Zucca di Caf Acli è andato stamani a parlarne negli studi di Tv 2000, ospite della trasmissione Bel tempo si spera.

“L’obiettivo primario del reddito – ha spiegato Zucca – è sostanzialmente quello di contrastare la povertà e le disuguaglianze sociali attraverso un potenziamento del diritto al lavoro. Tale contrasto, in termini pratici, sarà appunto tradotto in un’integrazione economica del reddito delle famiglie che stanziano al di sotto della soglia di povertà, e che al tempo stesso dovranno essere messe nelle condizioni di accettare determinate proposte di lavoro”.

Quindi se non altro, pur con tutti i punti interrogativi che ancora restano, possiamo smentire la cosiddetta ipotesi dello “scrocco”, secondo cui anche chi non lavorerà, o si rifiuterà di lavorare, potrà comunque usufruire del reddito?

“No appunto, questo non avverrà. L’erogazione del reddito di cittadinanza non sarà semplicemente come staccare un assegno in bianco alle famiglie in difficoltà, ma dovranno esserci delle condizioni tali per cui quella stessa famiglia possa goderne. Cioè in parole povere bisognerà meritarselo”.

Come?

“Lavorando. Il disegno di legge prevede espressamente che i beneficiari del reddito debbano essere inseriti nel mondo del lavoro; ecco perché in questo senso non è corretto limitarsi a definire il reddito come una misura di assistenzialismo economico. Oltre ai soldi, infatti, c’è da valutare tutto l’aspetto della riforma dei centri per l’impiego che nella partita del reddito di cittadinanza avrà un peso epocale. Più saranno efficienti i centri per l’impiego e più il reddito funzionerà”.

Quindi, per sommi capi, quale sarà la procedura da seguire per inserirsi nel circuito del reddito?

“Anzitutto il richiedente non potrà opporre più di tre rifiuti ai lavori che gli verranno proposti. Quindi, in sostanza, se ne avrò rifiutati già tre, il quarto dovrò per forza accettarlo, oppure non godrò del reddito. Altra questione sono i licenziamenti volontari che non potranno essere più di due. Detto questo, ci sarà anche l’iter burocratico che prevede la presentazione di una domanda specifica, per la quale sarà necessario sottoporre l’Isee fatto al CAF. L’Isee in questi casi è fondamentale perché è l’unico strumento in grado di attestare il livello più o meno elevato di benessere di una famiglia; di conseguenza, per accertarsi se una famiglia è meritevole o meno del reddito di cittadinanza, bisognerà fare l’Isee, che ricordiamo è gratuito”.

Benissimo. E dopo l’Isee?

“Dopo l’Isee entreranno appunto in gioco i centri per l’impiego, quelli che di fatto raccoglieranno le domande, le valuteranno, e, se meritevoli, le spediranno all’Inps, che poi procederà con l’erogazione del reddito”.

Reddito che dovrebbe attestarsi sui 780 euro mensili. Perché proprio 780 euro?

“Ovviamente non è una cifra buttata lì a caso: si tratta della soglia monetaria al di sotto della quale viene certificata la condizione di povertà; quindi: chi già percepisce un reddito entro i 780 euro mensili, potrà usufruire di un’integrazione che permetta il raggiungimento della soglia, mentre chi non percepisce nulla potrà usufruire dell’intero importo”.

E questo reddito come verrà erogato? Sarà una sorta di carta acquisti?

“Non necessariamente. Potrà essere erogato anche in contanti o tramite bonifico, quindi la possibilità lasciata aperta dal legislatore sull’utilizzo del contante fa presagire che non dovrebbero esserci delle limitazioni sull’utilizzo effettivo di quei soldi”.

Ci sta dicendo insomma che i 780 euro potrebbero essere utilizzati per ogni tipologia di acquisto e non solo per alcuni.

“A quanto pare sì, ricordo solo che noi qui stiamo commentando un testo che non è ancora legge, e che dunque è pienamente suscettibile di modifiche e revisioni”.

Passando invece sulla sponda delle sanzioni… che trattamento prevede la legge per i cosiddetti furbi?

“È un aspetto anche questo molto delicato per non dire ambizioso. Le sanzioni sono addirittura penali, e pesanti: per chi infatti, pur di beneficiare del reddito, dovesse fornire informazioni mendaci, è prevista, stando al testo del DDL, la reclusione da un anno e mezzo a sei”.

C’è invece chi sostiene che questa forma di reddito finirà per aiutare il lavoro nero anziché contrastarlo. È un timore fondato?

“Difficile fare previsioni. Per lo meno in questa fase ancora intermedia. Di per sé il testo della legge prevede un incentivo del 5% in più rispetto al reddito ordinario spettante, qualora la persona denunci una pregressa situazione di lavoro irregolare”.

Un’ultima cosa: il reddito avrà una sua durata massima oltre la quale non sarà più possibile goderne?

“No, non esiste un limite temporale. Esisteranno solo le condizioni oggettive della famiglia, in funzione delle quali sarà possibile o meno rientrare nel beneficio. In pratica dopo la prima erogazione non scatterà il conto alla rovescia. Una famiglia potrà usufruire del reddito fin tanto che esisteranno quelle condizioni oggettive di povertà che le permetteranno di rientrare fra i beneficiari.

Luca Napolitano

(Fonte: Bel tempo si spera - Tv 2000, puntata del 23 novembre 2018)

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