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04/01/2015

Nuovo Isee: i redditi del 730 non dovranno essere dichiarati

Nella prima puntata del nostro approfondimento sulla riforma dell’Isee abbiamo riassunto i tratti essenziali del nuovo indicatore entrato in vigore il 1° gennaio 2015. Focalizzando adesso l’analisi sulla Dsu vera e propria, cioè la Dichiarazione Sostitutiva Unica che serve a desumere il grado di benessere più o meno elevato del nucleo familiare, è evidente la differenza che separa i vecchi modelli dai nuovi: mentre la vecchia dichiarazione si riduceva a un insieme di quattro pagine effettive, la nuova ne conta nove senza considerare il modulo sostitutivo dell’Isee corrente. Al di là del frontespizio e della guida rapida alla compilazione, la precedente Dsu presentava semplicemente una terza pagina dedicata per metà alla composizione del nucleo familiare e per metà, Quadri B e C, alla presenza di soggetti disabili e di figli minori con un unico genitore e all’ubicazione della casa d’abitazione; una quarta pagina, poi, era riservata alla sottoscrizione del dichiarativo, ed infine vi erano una quinta e una sesta pagina contenenti le informazioni relative al singolo componente del nucleo, a cominciare dai suoi dati anagrafici, proseguendo poi col ruolo ricoperto all’interno della dichiarazione (cioè se dichiarante o familiare), fino ad arrivare all’attività professionale, alla situazione del reddito, e all’ammontare del patrimonio mobiliare e immobiliare. La nuova DSU è invece un complesso “mosaico” all’interno del quale il contribuente dovrà fare riferimento soltanto a quei tasselli che lo contraddistinguono e che si addicono al suo caso. Volendo usare una metafora mediatica, se la Dsu di prima generazione era paragonabile a una sorta di palinsesto generalista, retto su procedure standard di consumo/compilazione, valide pressoché per tutti, la Dsu di seconda generazione, figlia anch’essa della necessità di diversificare, sfumare e quindi in un certo senso di “complicare” le scelte, risponde molto di più a un criterio “on demand”, “personalizzato”, dov’è il contribuente a modellare su di sé la propria dichiarazione.

La prima vera novità è la scissione dei tempi in cui verranno raccolti i dati del nucleo: mentre prima era obbligo del contribuente dichiarare ogni cosa fosse necessaria ai fini del calcolo, da adesso in poi “le informazioni contenute nella Dsu saranno in parte auto-dichiarate (ad esempio informazioni anagrafiche, dati sulla presenza di persone con disabilità) ed in parte acquisite direttamente dagli archivi amministrativi dell’Agenzia delle entrate (ad esempio reddito complessivo ai fini Irpef) e dell’Inps (trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari erogati dall’Inps)”. Insomma, “la Dsu, al momento della presentazione, contiene solo le informazioni auto-dichiarate. Una volta presentata la Dsu, il dichiarante riceve una ricevuta di avvenuta presentazione da parte dell’ente acquisitore (Inps, Comuni, Caf o l’Ente erogatore) ma non l’Isee calcolato. Per il calcolo dell’Isee è infatti necessario che si completi l’acquisizione degli altri dati da parte dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate. L’Inps renderà poi disponibile al dichiarante un’attestazione riportante l'Isee, il contenuto della Dsu, nonché gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi mediante accesso all'area servizi del portale web, ovvero mediante posta elettronica certificata o tramite le sedi territoriali competenti. La stessa attestazione, comprensiva di tutte le informazioni sopra indicate, può essere resa disponibile al dichiarante anche dagli stessi Enti ai quali è stata presentata la dichiarazione ovvero dagli intermediari incaricati della ricezione della Dsu (es. Caf) in virtù di specifico mandato scritto conferito dal dichiarante stesso”.

Veniamo adesso ai modelli veri e propri e a come sono strutturati. Anzitutto va messa in risalto l’opportunità di compilare, laddove possibile, una Dsu Mini anziché la Dsu per situazioni specifiche. Nel complesso, tutte le tessere del “mosaico” Dsu, comprese quelle potrebbero non servire al singolo dichiarante, constano in otto moduli (coi relativi riquadri) più il foglio di sottoscrizione. Gli otto moduli sono stati diversificati in due tipologie: quattro moduli base “MB” (MB.1, MB.2, MB.3 e MB.1rid) e quattro fogli-componente “FC” (FC.1, FC.2, FC.3 ed FC.4). Ora, per facilitare la comprensione del meccanismo, bisogna iniziare a distinguere le diverse situazioni a cui si rifanno la Dsu Mini e la Dsu per situazioni specifiche. Stacchiamoci allora momentaneamente dall’illustrazione dei singoli moduli per capire, di base, quando è sufficiente presentare una Dsu Mini e quando invece ne serve una più specifica. La Dsu Mini, anzitutto, la si può presentare in assenza di familiari disabili, e nel caso in cui tutti i componenti del nucleo abbiano già fatto il 730 o l’Unico (ad esclusione ovviamente di quelli senza alcun tipo di reddito). Coincide sostanzialmente con la richiesta di un Isee standard, per accedere a una vasta gamma di servizi che non hanno una precisa catalogazione. La dichiarazione specifica, invece, viene richiesta per tutta una serie di prestazioni che a seconda dei casi potrebbero anche ampliare o restringere la conformazione del nucleo familiare, oppure, semplicemente, quando c’è bisogno di maggiori informazioni. Va dunque presentata:

1. in presenza di persone con disabilità e/o non autosufficienti, con regole particolari nel caso di richiesta di prestazioni socio-sanitarie e residenziali

2. per richiedere prestazioni finalizzate al diritto dello studio universitario;

3. per richiedere prestazioni rivolte ai figli minorenni (e universitari) in caso di genitori non coniugati e non conviventi tra loro;

4. in caso di esonero, per uno o più componenti del nucleo familiare, dalla presentazione della dichiarazione dei redditi o di sospensione degli adempimenti tributari a causa di eventi eccezionali.

Chiarito quindi il quadro delle casistiche che richiedono una dichiarazione piuttosto che l’altra, possiamo adesso addentrarci nei dettagli della modulistica. Ovviamente sarà necessario accompagnare la distinzione fra i diversi moduli, con un riferimento, in parallelo, ai nuclei familiari che vanno considerati a seconda delle situazioni. Riprendiamo così gli otto moduli suddivisi in MB e FC. Quattro e quattro.

La differenza fra queste due categorie sta semplicemente nel fatto che i moduli MB sono quelli relativi alle informazioni generali sul nucleo familiare (MB.1 e MB.1rid) e alle prestazioni specifiche richieste (MB.2 MB.3), mentre i moduli FC sono quelli da compilare non solo in relazione ai singoli componenti del nucleo familiare e alla loro specifica situazione reddituale/patrimoniale, ma anche quando vi sono delle persone disabili, o quando qualcuno è stato esonerato dalla dichiarazione dei redditi, oppure quando vi sono dei soggetti “aggiuntivi” rispetto alla conformazione originaria del nucleo stesso (abbiamo infatti detto nella prima puntata che a differenza di quanto disposto dalle vecchie norme, in alcuni casi potrebbe essere necessario “aggregare”, per così dire, componenti esterni).

Il primo prototipo di Dsu è appunto quello più elementare: la Dsu Mini. In questo caso i moduli da prendere in considerazione sono soltanto due: l’MB.1 e l’FC.1. L’MB.1 contiene le principali informazioni (tutte da auto-dichiarare) relative al nucleo familiare nel suo complesso e alla casa di abitazione. Bisogna tener conto che “ai fini dell’Isee il nucleo familiare del dichiarante è generalmente costituito dai soggetti che compongono la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dsu”, salvo ovviamente i casi particolari. Di conseguenza in base a questo principio “i coniugi ed i figli minori, anche se non conviventi, fanno parte dello stesso nucleo” e “a questi soggetti devono essere aggiunte le altre persone presenti sullo stato di famiglia”. Gli unici altri soggetti non inclusi nello stato di famiglia, che possono essere ordinariamente aggregati, sono i figli maggiorenni non conviventi, ma solo se:

1. sono a carico fiscale dei genitori;

2. non sono coniugati;

3. non hanno figli.

La novità importante, in questo caso, è l’obbligo di inserire nello stesso nucleo familiare del dichiarante il coniuge che non risulta nel suo stesso stato di famiglia. In sostanza, “la situazione di questi coniugi è identica a quella dei coniugi conviventi; però, visto che risultano in due stati di famiglia diversi, si dovrà precisare nel Quadro B quale di questi due stati di famiglia bisogna prendere a riferimento, per stabilire quali altre persone facciano parte del nucleo familiare ai fini dell’Isee. La scelta, pertanto, dello stato di famiglia da prendere in considerazione è lasciata all’accordo tra i coniugi, che individueranno, tra le due, quella che è considerata da entrambi la residenza familiare. La scelta sullo stato di famiglia di riferimento varrà per tutto il periodo di validità della dichiarazione. In caso di mancato accordo, occorre indicare l’ultima residenza familiare comune. In assenza di una residenza comune si deve prendere a riferimento la residenza del coniuge di maggior durata”. Un’altra novità di rilievo è quella che dispone l’inserimento nel nucleo del “coniuge iscritto alle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (Aire), poiché questo ai fini Isee viene attratto nel nucleo dell’altro coniuge. In questo caso occorre necessariamente prendere a riferimento lo stato di famiglia del coniuge residente in Italia”. Vi sono però dei casi particolari in cui i coniugi che non hanno la stessa residenza anagrafica fanno parte di nuclei familiari distinti:

1. quando è stata pronunciata separazione giudiziale o è intervenuta l'omologazione della separazione consensuale, ovvero quando è stata ordinata la separazione ai sensi dell'articolo 126 del codice civile;

2. quando la diversa residenza è consentita a seguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti di cui all'articolo 708 del codice di procedura civile;

3. quando uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli, o quando è stato adottato il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare per condotta pregiudizievole al figlio;

4. quando sussiste abbandono del coniuge.

Il Foglio componente FC.1, suddiviso in sette riquadri, va invece compilato obbligatoriamente per ogni singolo componente del nucleo, tranne che nei casi di minorenni che non hanno reddito e patrimonio, rispettivamente nel secondo e nel primo anno solare precedente alla presentazione della Dsu. Il primo riquadro è quello riservato ai dati anagrafici e all’indicazione dell’attività lavorativa. Vi è poi il quadro del patrimonio mobiliare, comprensivo ad esempio delle informazioni su depositi e conti correnti bancari e postali, titoli di Stato, obbligazioni, buoni fruttiferi, partecipazioni azionarie ecc.

Segue il riquadro del patrimonio immobiliare. In questo caso gli immobili di cui si dovrà indicare il valore sono quelli posseduti, in Italia o all’estero, alla data del 31 dicembre dell’anno antecedente alla richiesta dell’Isee, a prescindere dal periodo di possesso e anche se non più posseduti al momento della Dsu. Per l’esattezza non sono richiesti esclusivamente gli immobili che si posseggono, ma anche quelli su cui si detiene un diritto reale: uso, usufrutto, abitazione, servitù, superficie, enfiteusi, ad eccezione della nuda proprietà, che non va mai dichiarata.

Il riquadro successivo è quello dei redditi da dichiarare ai fini dell’Isee. Abbiamo detto che nel caso sia stata già presentata la dichiarazione dei redditi (730 o Unico), gli stessi redditi soggetti a Irpef non dovranno essere inseriti nella Dsu, visto che l’Inps li andrà a recuperare autonomamente presso gli archivi dell’amministrazione. Sono dunque altre le fonti di reddito da indicare: ad esempio le somme assoggettate alla fonte ad imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d’imposta, i redditi esenti da imposta, i redditi fondiari di beni non locati soggetti all’Imu, ecc.

Seguono infine il riquadro degli assegni periodici per coniuge e figli e quello coi dati relativi agli autoveicoli o ad altri “beni durevoli”. In particolare va ricordato che ai fini Irpef gli assegni percepiti dall’ex coniuge per il proprio mantenimento sono già tassati e dichiarati nel 730, e quindi non vanno indicati in Dsu, mentre vanno indicati quelli percepiti per il mantenimento dei figli, che infatti non sono soggetti ad Irpef. Di contro, gli assegni corrisposti per il mantenimento dell’ex coniuge, essendo deducibili dall’imponibile Irpef, vanno indicati in Dsu, e la stessa cosa va fatta per gli assegni corrisposti per il mantenimento dei figli (se conviventi con l’altro genitore) quando i genitori non sono coniugati o quando sono effettivamente e legalmente separati.

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