Area Riservata Caf Acli
Iscriviti e accedi ai servizi personalizzati che ti aiuteranno a gestire al meglio la tua posizione fiscale e previdenziale.
E-Mail:
Password:
Iscriviti
Oppure registrati se non sei ancora un utente myCAF
News
04/09/2018

Imu-Tasi: la bolletta esigua può smentire l'esenzione

Il residente “furbo” che, pur di beneficiare dell’esenzione Imu-Tasi, vorrebbe eludere gli obblighi fiscali facendo passare una seconda casa per abitazione principale, potrebbe essere tradito dalle utenze luce-gas. Quindi occhio alle bollette! Sembra buffo, ma in realtà è quanto accaduto a una persona residente all’Isola d’Elba, il cui caso – riperso anche da un servizio di Repubblica.it – è stato sanzionato da un’ordinanza della Cassazione che ha dato ragione alla Commissione Tributaria di Firenze, la quale, a sua volta, pretendeva il versamento della tassa immobiliare sul possesso della seconda casa per il triennio 2008-2009-2010.

Su che base? È presto detto: consumi troppo esigui. La sentenza in effetti riguarda l’Ici, tributo ormai soppiantato dall’Imu e dalla Tasi. Ciò non toglie che il ragionamento si adatta perfettamente anche a queste ultime; ossia i requisiti per distinguere un’abitazione principale da una seconda casa sono rimasti identici anche col passaggio da un tributo all’altro: quindi in pratica la sola residenza anagrafica stabilita nell’immobile di per sé non dimostra nulla, ma deve abbinarsi all’effettiva dimora fisica durante tutto l’anno. Detto altrimenti occorre abitare nella casa, non solo risultarvi residente nei registri anagrafici.

Ed è proprio questa la proverbiale “buccia di banana” sulla quale molti rischiano di scivolare illudendosi di aggirare il versamento dei tributi su abitazioni che di fatto restano inutilizzate. Ne è appunto dimostrazione questo caso accaduto all’Elba. Come abbiamo detto, la faccenda riguarda l’omesso versamento Ici per tre anni consecutivi, dal 2008 al 2010, ma il ragionamento potrebbe trovare applicazione anche per l’Imu e la Tasi. La prova alla quale la Commissione Tributaria di Firenze prima, e la Cassazione poi, si sono attaccate per dimostrare l’atteggiamento elusivo del contribuente sono state proprio le bollette: importi davvero troppo esigui per dimostrare l’effettiva dimora nell’immobile.

L’ordinanza della Suprema Corte è del giugno 2018. Con questa i giudici, tornando ad esprimere un orientamento già dimostrato in altre precedenti ordinanze, hanno convalidato una sentenza della CT fiorentina, contro la quale il soggetto possessore dell’immobile aveva fatto ricorso. La CT fiorentina aveva infatti preteso il pagamento dell’Ici seconda casa sulla base del venir meno della presunzione di dimora effettiva, che in una situazione normale sarebbe stata comprovata da consumi adeguati certificati in bolletta. Evidentemente, agli occhi della Commissione tributaria, tre annualità consecutive di bollette elettriche troppo basse erano sufficienti a dimostrare che la casa non avesse i requisiti oggettivi per essere considerata un’abitazione principale. Insomma non era abitata.

Al successivo ricorso del contribuente, la Cassazione ha dunque risposto, appoggiando la tesi della CT di Firenze, che “le risultanze anagrafiche rivestono un valore presuntivo circa il luogo di residenza effettiva, e possono essere superate da prova contraria, desumibile da qualsivoglia fonte di convincimento suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito”. Tradotto: qualunque prova possa mettere in dubbio – se non addirittura smentire – la presunzione di residenza effettiva nell’appartamento dichiarato come prima casa, può essere considerata come valida dai magistrati. E proprio così è stato per queste bollette, inidonee a dimostrare l’utilizzo costante di un’abitazione per la quale era dovuto il versamento Ici.

Luca Napolitano

Torna alla ricerca

Scadenze fiscali

2017 2018 2019
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
Convocazioni
Lo sapevi che...