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14/06/2017

Imu Tasi: acconto versato o compensato

Imu e Tasi tirano dritte verso l’acconto del 16 giugno. La notizia, ironicamente parlando, è che non ci sono novità rispetto allo scorso anno. Le regole del 2016 valgono in blocco anche per il 2017, sia sul versante Imu che su quello Tasi (per il calcolo Imu e Tasi 2017 puoi usufruire del nostro nuovo servizio Il730Online). A questo si aggiunga che facendo una panoramica, da nord a sud, sulla situazione dei principali capoluoghi di Regione, quella che emerge è una sostanziale immobilità di aliquote rispetto al 2016, vuoi perché i Comuni hanno sì deliberato i tributi per il 2017 ma lasciandoli di fatto invariati, come nei casi di Torino, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Bari, Cagliari, vuoi perché in altri casi, sul sito del Dipartimento Finanze (nell’area della fiscalità regionale), non risultano ancora pubblicate le delibere valide per il 2017 che, se emesse entro il 31 marzo scorso, dovranno essere inviate allo stesso Dipartimento entro la data del 14 ottobre 2017. L’assenza quindi delle delibere del 2017, come ad esempio nei casi di grandi città quali Roma, Palermo o Genova, rende automaticamente applicabili, per la rata d’acconto in scadenza il 16 giugno, le aliquote in essere alla data del 31-12-2016. È chiaro, poi, che in prossimità del saldo del 16 dicembre un secondo controllo andrà fatto per verificare l’effettiva presenza di una delibera ad hoc sul 2017.

La procedura di calcolo Imu e Tasi è quella arcinota: rendita catastale rivalutata del 5%, applicazione del moltiplicatore e infine applicazione dell’aliquota. Volendo invece ripercorrere brevemente le regole di applicazione sulle principali tipologie di immobile, diciamo subito che le abitazioni principali, ove il contribuente abbia stabilito residenza e dimora fisica, sono esentate su entrambi i fronti, fatta eccezione per gli immobili cosiddetti “di lusso” accatastati in A1 A8 e A9. Idem per gli inquilini in affitto, che se hanno stabilito, oltre alla dimora, anche la residenza nell’immobile dove alloggiano, non devono pagare la quota occupante ai fini Tasi. In ogni caso i possessori di immobili occupati saranno soggetti al solo versamento della quota Tasi di loro competenza, da un minimo del 70 a un massimo del 90 per cento del tributo complessivo, tenuto conto che i Comuni possono deliberare una quota-occupante Tasi compresa tra il 10 e il 30 per cento. Le seconde/terze case pagano invece sempre, sia l’Imu che la Tasi (quest’ultima, eventualmente, potrebbe anche essere dirottata su un’aliquota pari a zero, ma in quel caso, con ogni probabilità, vorrebbe dire scontare un’Imu ordinaria al 10,6 per mille). Bisogna comunque prestare attenzione alle aliquote perché il Comune, avendo margine di manovra, potrebbe aver deliberato aliquote differenti in base alla situazione di utilizzo degli immobili (ad esempio se vuoti o locati).

È certo in ogni caso che la normativa nazionale, a prescindere dal volere dei Comuni, prevede un abbattimento del 25% sull’imposta applicata alle seconde case locate a canone concordato. Un’altra riduzione è invece prevista, ma stavolta sul 50% della base imponibile, per gli immobili di interesse storico/artistico e per i fabbricati inagibili. Stessa identica riduzione (base imponibile abbattuta del 50%) sugli immobili in comodato d’uso, ma a condizione che il comodante: a) registri in forma scritta il comodato; b) conceda il comodato a parenti in linea retta entro il primo grado (genitori o figli); c) possegga un solo immobile (abitativo) in Italia (ossia l’immobile concesso in comodato), oppure al massimo due immobili abitativi (la sua abitazione principale + l’immobile concesso in comodato); d) risieda anagraficamente e dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l'immobile concesso in comodato.

Un ambito invece dove il Comune ha mano libera, potendo quindi scegliere se concedere o meno agevolazioni, è quello delle ex abitazioni di anziani/disabili trasferiti in casa di cura. Il Comune, in sostanza, può assimilare ad abitazione principale solo "l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata". Detto questo, i versamenti vanno effettuati tramite il modello F24, compilato nell’apposita sezione “IMU E ALTRI TRIBUTI LOCALI”. Domanda: la compensazione Imu con il credito Irpef è possibile? Certamente sì. Se sussiste un credito Irpef, anziché farselo rimborsare, lo si può convogliare sul debito Imu/Tasi. Viceversa non sarà possibile compensare il debito Imu/Tasi con altri eventuali tributi locali versati in eccesso. Se ad esempio l’anno precedente l’Imu o la Tasi sono state versate in eccesso, l’anno successivo si dovrà comunque versare il tributo secondo gli importi effettivamente dovuti, aspettando, previa richiesta del rimborso, che le quote pagate in eccesso vengano rimborsate.

Luca Napolitano

(Scopri Il730Online per chiederci di aiutarti nel calcolo Imu/Tasi)

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