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News

18/04/2012

Imu a rate: la scelta è del contribuente

L’Imu sull’abitazione principale potrà essere pagata, a scelta del contribuente, in due o tre rate. Le novità sull’Imposta municipale unica continuano a susseguirsi nell’iter legislativo che sta portando il testo del decreto sulle semplificazioni fiscali alla discussione della Camera. Proprio stamattina sono arrivati gli ultimi aggiustamenti all’emendamento di Gianfranco Conte (Pdl) che proponeva l’obbligo di esborso in tre rate, mentre la modifica introdotta in extremis dall’altro emendamento a firma dell’esponente Udc Gianluca Galletti pone la libertà di scelta.

DUE O TRE RATE –
Di conseguenza, a seconda di quello che decideranno i possessori di abitazioni principali, l’Imu potrà essere versata con acconto in unica soluzione entro il 18 giugno, al 50% e sulla base dell’aliquota standard (4 per mille), più saldo finale entro il 17 dicembre (questa volta sulla base delle aliquote deliberate dai Comuni), oppure versata in tre rate, cioè due di acconto al 33% (18 giugno e 17 settembre, sempre sulla base del 4 per mille), più saldo finale a dicembre. Commenta il sito Eutekne.info – Il Quotidiano del Commercialista che “la decisione di introdurre la facoltà di scelta sul tipo di rateizzazione sarebbe motivata dal fatto che, con prima e seconda rata calcolate sul terzo dell’imposta dovuta, per poi pagare il conguaglio a dicembre, si sarebbe finito per versare già a settembre il 66% dell’importo, a fronte del 50% previsto in origine” con l’acconto in rata unica.

F24 O BOLLETTINO –
Un’altra questione riguarda la modalità di pagamento. Già ieri, infatti, era emerso l’utilizzo del bollettino postale come canale alternativo al modello F24, ma oggi la novità viene chiarita più nel dettaglio, nel senso che l’opzione del bollettino (disponibile solo dal 1° dicembre prossimo) riguarderà solo il versamento a saldo, mentre per le due rate (o l’unica rata) d’acconto bisognerà necessariamente pagare tramite l’F24.

COPPIE SEPARATE –
Ulteriori modifiche sono state introdotte sulla situazione delle coppie separate o dei coniugi che vivono in dimore differenti. Nel primo caso, come già precisato ieri (si legga la news del 17 aprile), l’Imu sulla casa coniugale continuerà a essere a carico della persona che vive nell’immobile, a prescindere da chi ne detenga la proprietà; mentre per le coppie che abitano in appartamenti separati le agevolazioni potranno essere applicate su entrambe le unità a condizione che siano ubicate in Comuni diversi. Ciò significa che nel caso di coniugi che stabiliscono la dimora abituale e la residenza anagrafica in stabili differenti, ma situati nello stesso Comune, le agevolazioni potranno essere applicate soltanto su uno di questi immobili.

ANZIANI IN CASA DI CURA –
Resta infine da capire quale destino verrà riservato alle ex prime abitazioni di anziani e disabili trasferiti in strutture di lungodegenza. La materia, almeno per ora, resta abbastanza fumosa. Dalle informazioni che circolano, infatti, non sembra che il Governo abbia voluto introdurre una norma nazionale che le consideri tout court come abitazioni principali, ma la scelta resterebbe delegata ai singoli Comuni. In tal caso bisognerà vedere in che modo i sindaci potranno (e vorranno) gestire i prelievi su questi immobili, fermo restando che le eventuali agevolazioni dovrebbero essere concesse alle sole unità abitative non locate. Nessuna agevolazione, infine, dovrebbe essere applicata sugli immobili affittati a canone concordato.


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