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News
26/09/2018

Il reddito inferiore riduce l'acconto Irpef

Reddito inferiore? Acconto inferiore. Il contribuente che si stia accorgendo di percepire nel 2018 un reddito inferiore rispetto a quello dichiarato per il 2017 (nel 730/2018), o magari, pur con lo stesso reddito, abbia accumulato nel frattempo oneri e/o spese deducibili/detraibili che dovrebbero far abbassare in misura considerevole l’imposta calcolata sulla base del reddito 2017, può chiedere di versare a novembre un importo più basso rispetto a quanto riportato nel prospetto di liquidazione 730-3, manifestando in forma scritta la propria volontà al datore di lavoro o all'ente pensionistico (il secondo o unico acconto Irpef, o di cedolare, scade infatti alla data del 30/11).

Bisogna però affrettarsi, perché i tempi di richiesta al sostituto d’imposta scadono lunedì 1° ottobre (il 30 settembre infatti cade di domenica). Con il modello 730, infatti, gli acconti per i redditi 2018, relativi all'Irpef e alla cedolare secca, sono calcolati direttamente in base ai redditi dichiarati per l'annualità precedente e vengono, alla loro scadenza, trattenuti dal sostituto d'imposta sulla busta paga o sul rateo della pensione.

Giusto per chiarezza, è opportuno fare un breve ripasso sul meccanismo degli acconti Irpef, esteso poi anche alla cedolare secca. Anzitutto va ricordato che per effetto dell’art. 11, comma 18, del D.L. n. 76/2013, l’acconto è oramai dovuto nella misura del 100%. Ma il 100% di cosa? Il 100% dell’imposta scaturita dall’ultimo 730 elaborato sui redditi dell’anno precedente. In questo caso, quindi, il 730/2018 riferito all’anno 2017. Ora, se l’imposta calcolata risulta pari o inferiore a 52 euro, non è dovuto nessun acconto.

Se invece l’imposta è superiore a 52 euro si aprono due strade: o il versamento dell’acconto spalmato in due rate (16 giugno – 30 novembre) oppure in un’unica rata (30 novembre). Il versamento in due rate (rispettivamente del 40 e 60%) si applica se l’imposta riportata nel 730-3 è pari o superiore a 257,52 euro, viceversa il versamento in un’unica rata (100% appunto) si avrà in caso di imposta netta superiore a 52 euro ma inferiore alla soglia di 257,52 euro.

Per la precisione, nel prospetto di liquidazione 730-3 gli importi del secondo o unico acconto Irpef e della cedolare secca sono indicati, rispettivamente, nel rigo 95 e nel rigo 101 (115 e 121 per il coniuge dichiarante). Detto questo, se si vuole che la trattenuta non venga effettuata o che venga effettuata in misura minore rispetto a quanto riportato (perché ad esempio, avendo sostenuto molte spese detraibili, si ritiene che le imposte dovute sui redditi 2018 dovrebbero ridursi), è possibile ricalcolare in proprio l'acconto dovuto – ovviamente anche con l’aiuto del CAF – comunicandolo per iscritto al proprio sostituto d'imposta.

Ma attenzione! Il contribuente che voglia intraprendere la strada del calcolo previsionale, cioè in previsione della futura imposta (il contrario, quindi, del cosiddetto metodo “storico”), deve essere più che sicuro della sua correttezza. Infatti, se al momento della liquidazione dell'imposta annuale dovuta per il 2018 (con la futura dichiarazione dei redditi 730/2019) gli acconti dovessero risultare inferiori a quelli effettivamente dovuti, scatterebbero a posteriori le sanzioni per versamento insufficiente. In ogni caso, prima ancora che arrivi la comunicazione di irregolarità da parte dell'Agenzia delle Entrate, potrebbe essere possibile rimediare ricorrendo all'istituto del ravvedimento operoso.

Luca Napolitano

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