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13/04/2017

Il coniuge separato (che vive altrove) può detrarre il mutuo

Separazione o divorzio non sono incompatibili con la detrazione applicata agli interessi del mutuo. E nemmeno con la detrazione sulle spese d’affitto. Capita molto spesso che gli ex coniugi separati/divorziati siano entrambi comproprietari dell’abitazione fino a poco tempo prima condivisa, e che nelle stessa abitazione - dopo la sentenza di separazione o divorzio - continuino a vivere i figli assieme al coniuge assegnatario. Normalmente, infatti, il giudice assegna a uno dei due coniugi il diritto ad abitare nell’immobile, soprattutto se in presenza di prole. L’ovvia conseguenza è che l’altro coniuge, anche se unico proprietario dell’appartamento, si troverà costretto a trasferirsi altrove. “Altrove” può significare molte cose: a casa di parenti, amici o genitori, ma anche in affitto o in qualche altra casa di proprietà.

L'abitazione dell'ex coniuge

I dubbi, quindi, cominciano proprio da qui: abitando l’ex coniuge non assegnatario in un appartamento diverso da quello di cui è proprietario, come dovrà essere considerata dal suo punto di vista l’abitazione ai fini fiscali? Ma soprattutto, nel caso in cui l’abitazione fosse stata a suo tempo acquistata tramite la stipula di un mutuo ipotecario, l’ex coniuge potrà continuare a godere della detrazione sugli interessi passivi? Effettivamente l’incertezza è legittima se si considera che in linea generale l’abitazione principale è quella dove il dichiarante vive assieme al suo nucleo familiare, e che non è ammessa la presenza di più abitazioni principali contemporaneamente. Oltretutto, riguardo ai mutui, una delle regole basilari prevede che “il diritto alla detrazione viene meno a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’immobile non è più utilizzato come abitazione principale”. In base a questo, quindi, sembrerebbe di capire che l’ex casa coniugale non potrebbe più essere considerata come abitazione principale dall’ex coniuge non assegnatario, così come le detrazioni sugli interessi passivi non potrebbero più essere applicate.

Abitazione principale ai fini Irpef

In realtà le cose stanno diversamente. Quanto all’abitazione principale, va infatti ricordato che ai fini dell’Irpef sul reddito dei fabbricati (parliamo dunque del Quadro B del 730) il concetto non si limita alla sola unità abitativa dove vive il possessore, eventualmente con la famiglia, ma anche alla casa dove dimorano abitualmente i familiari del possessore. Nel caso quindi di una coppia separata con figli, con il marito possessore dell’ex casa coniugale trasferitosi a vivere in un altro appartamento non di sua proprietà, ecco che l’ex casa coniugale assegnata alla moglie potrebbe tranquillamente essere dichiarata come abitazione principale, vista appunto la presenza dei figli. Nel caso invece non vi fossero figli, l’immobile cesserebbe di essere un’abitazione principale, dal momento che la moglie separata non potrebbe essere annoverata tra i familiari.

Una sola abitazione principale

Vedremo però come quest’ultimo criterio, valido per quanto riguarda l'Irpef, viene invece "ribaltato" ai fini della detrazione sui mutui. Concludendo ora il discorso sull’abitazione principale, è naturale che ve ne possa essere soltanto una: ciò significa che qualora l’ex coniuge non assegnatario dell’abitazione si trasferisse a vivere in un altro appartamento di sua proprietà, quest’ultimo automaticamente diventerebbe la sua abitazione principale, mentre l’ex casa coniugale andrebbe necessariamente dichiarata come secondo immobile. Non solo, ma con ogni probabilità l’ex coniuge trasferito sarebbe tenuto a pagare l’Irpef sull’immobile ex prima casa, dal momento che a partire dall’anno d’imposta 2013 gli immobili abitativi non locati situati nello stesso Comune dell’abitazione principale sono soggetti all’Irpef nella misura del 50% del loro valore catastale. Ipotizzando allora che il marito, proprietario (o comproprietario) dell’ex casa coniugale, si trasferisca, nello stesso Comune, in un altro appartamento di cui è proprietario, sarebbe costretto a pagare l’Irpef sul 50% della sua quota di possesso relativa all’ex casa coniugale.

Detrazione mutuo per l'ex conuiuge

Capitolo mutuo. Anche ai fini della detrazione sugli interessi passivi “per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente”. In questo caso, però, a differenza di quanto previsto dalle regole del Quadro B sul reddito dei fabbricati, tra i familiari rientrano anche i coniugi separati “finché non interviene l’annotazione della sentenza di divorzio”, mentre “in caso di divorzio al coniuge che ha trasferito la propria dimora abituale spetta comunque la detrazione per la quota di competenza, se nell’immobile hanno la propria dimora abituale i suoi familiari”. Sostanzialmente, in presenza di una coppia separata con un mutuo sull’ex casa coniugale, il coniuge trasferito e intestatario del contratto potrebbe continuare a godere delle detrazioni dal momento che i coniugi separati sono annoverati tra i familiari. Laddove invece intervenga il divorzio, il coniuge trasferito potrebbe continuare a richiedere il beneficio soltanto se nell’immobile continuassero a vivere altri suoi familiari in aggiunta all’ex coniuge (ad esempio i figli). Nel caso quindi delle coppie senza figli, qualora dopo il divorzio l’ex casa coniugale fosse abitata soltanto dal coniuge assegnatario, l’altro coniuge possessore e intestatario del mutuo non avrebbe alcuna possibilità di farsi applicare la detrazione.

Resta infine da considerare l’eventualità degli ex coniugi che non avendo altre sistemazioni, si trasferiscono a vivere in affitto. In tal caso, a condizione di stabilire la residenza nell’immobile locato, l’ex coniuge potrebbe contemporaneamente godere della detrazione sulle spese d’affitto (qualora ce ne fossero i requisiti) e dichiarare l’appartamento assegnato all’altro coniuge come abitazione principale (come detto in precedenza, in caso di sola separazione basterebbe che nell'ex casa coniugale vivesse l'altro coniuge, anche in assenza di figli, mentre in caso di divorzio sarebbe necessaria la presenza dei figli). Oltretutto, gli eventuali interessi passivi sul mutuo sarebbero ugualmente detraibili alle stesse condizioni sopra riportate.

Leggi anche:
L'ex casa coniugale va dichiarata dal proprietario

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