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News

19/04/2012

Fondo taglia-tasse: chi l'ha visto?

Niente da fare: l’annunciato, e più volte disatteso, fondo taglia-tasse scompare dall’orizzonte della riforma del Fisco. Era già capitato col decreto fiscale, in esame alla Camera, ed è accaduto un’altra volta con la legge-delega cui è affidato il compito di ristrutturare a 360 gradi l’ordinamento fiscale italiano. L’ennesimo rinvio a data da destinarsi della “cassa” che avrebbe permesso, grazie ai maggiori proventi della lotta all’evasione, di sforbiciare drasticamente dal 23 al 20 per cento l’aliquota Irpef applicata sui redditi del primo scaglione, non rientra più nel disegno di legge licenziato ufficialmente dal Governo lunedì scorso. La ragione è sempre la stessa: la mancanza di previsioni certe sull’entità delle risorse finanziarie da destinare al finanziamento del fondo. Detto in parole povere: non si ha ancora la certezza che l’ammanco di gettito causato dal ribasso della prima aliquota Irpef, verrebbe compensato da introiti di pari, se non superiore importo.

NUOVO CATASTO –
Restano comunque validi gli altri “pilastri” della riforma. Primo su tutti l’ambiziosa revisione degli estimi catastali (articolo 2), con nuovi sistemi di calcolo e nuovi parametri di riferimento. Una vera e propria riforma nella riforma. Si tratterà, in pratica, di sostituire le vecchie rendite catastali, tutt’oggi in uso, con valori patrimoniali quanto mai vicini ai reali prezzi di mercato. Così facendo, i valori immobiliari saranno monitorati costantemente e aggiornati ogni tre anni, e la mappatura degli immobili avverrà attraverso una classificazione suddivisa per aree territoriali omogenee. Unità di misura per il calcolo degli estimi non sarà più il classico “vano catastale” ma la metratura dell’immobile, quindi la sua effettiva estensione, e il risultato finale sarà comunque frutto della convergenza di più fattori, quali le caratteristiche edilizie e la localizzazione del fabbricato (per approfondire si leggano le news del 29 dicembre e del 4 gennaio). Tutto questo per favorire la maggior equità possibile sui prelievi, che – come ha spiegato lo stesso Monti – non porteranno a nuove imposizioni, ma a una redistribuzione più equilibrata degli aggravi, in maniera tale da far pagare di più o di meno a seconda del valore effettivo dell’immobile posseduto.

EVASIONE ED EROSIONE FISCALE –
Lotta all’evasione ed erosione fiscale sono altri due aspetti fondamentali della riforma. Nel primo caso la legge-delega si prefigge l’obiettivo di sottoporre a controlli più stringenti i fenomeni di evasione legati ai principali tributi. Come? Attraverso l’incrocio fra i dati sulla contabilità nazionale, cioè la somma di tutte le attività economiche svolte nel Paese, e quelli in possesso dell’anagrafe tributaria, che invece riguardano le posizioni fiscali dei singoli contribuenti. A questo proposito potrebbe essere istituita una sorta di commissione indipendente, formata da esperti sia dell’Istat che dell’amministrazione finanziaria, chiamata a redigere un rapporto annuale sull’entità dell’evasione rilevata. Sull’anti-evasione interviene poi l’articolo 10 del testo che, pur rilanciando il potenziamento delle attività di controllo, garantisce anche la riduzione degli ostacoli al normale svolgimento dell’attività economica del contribuente indagato, fino a che non sia stata definita una procedura di accertamento. Quanto all’erosione, il nodo da sciogliere è quello delle cosiddette “tax expenditures” (articolo 4), vale a dire le varie forme di agevolazioni fiscali che andranno per forza di cose ridotte, in quanto ogni anno incidono per svariati miliardi in termini di mancato incasso erariale. Il ministero dell’Economia ne ha mappate più di 700. Ora, fatti salvi gli sgravi più importanti (lavoro dipendente, pensioni, casa, familiari a carico e così via), si tratterà di depennare dalla lista quelli più inutili perché ingiustificati, superati o magari duplicati.

ABUSO DI DIRITTO E SANZIONI –
C’è poi tutta la questione relativa agli aspetti giuridici, che vede le sue linee guida nella regolamentazione dell’abuso di diritto e nel rinnovo dei criteri sanzionatori. Allo scopo, infatti, di uniformare la legge italiana alle disposizioni comunitarie e internazionali, sarà introdotta (articolo 6) una legge nazionale che contrasti quei fenomeni d’elusione legati appunto all’abuso di diritto, vale a dire l’utilizzo, oltre il consentito, di comportamenti solo in teoria leciti, ma finalizzati unicamente al risparmio fiscale non giustificato da valide ragioni economiche. La nuova norma sarà applicabile a tutti i tributi e cercherà di costituire un orizzonte normativo che prescinda dalle sfumature dei singoli casi che sarà chiamata a regolare. Per le sanzioni, infine, i concetti-chiave saranno la predeterminazione e la proporzionalità del giudizio. In parole povere, prevede l’articolo 9, l’irrogazione delle sanzioni verrà calibrata sulla base oggettiva della gravità della violazione commessa. Ciò premesso, l’ipotesi di reato tributario continuerà a essere limitata ai soli comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all’utilizzo di documenti falsi (vedi le fatture), di conseguenza all’elusione fiscale non sarà attribuita alcuna rilevanza penale.


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