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News
13/06/2017

Equitalia, rottamazione: si passa dalle parole ai fatti

La rottamazione delle cartelle Equitalia è in procinto di entrare nella sua fase operativa, quella, in buona sostanza, del “pagare moneta”. Dal 21 aprile, infatti, Equitalia si è presa il suo tempo per esaminare tutte le istanze di definizione agevolata spedite dai contribuenti interessati ad estinguere, in misura agevolata, i propri debiti, vale a dire senza la corresponsione delle sanzioni amministrativo-tributarie e degli interessi di mora maturati a partire dalla data di notifica della cartella fino al giorno della riscossione. Dal 16 giugno, quindi, si comincia a fare sul serio, perché entro dopodomani, 15 giugno, l’ente riscossore, le cui funzioni a partire dal 1° luglio saranno trasferite a un distaccamento specifico dell’Agenzia delle Entrate, ultimerà la fase di spedizione delle comunicazioni di risposta alle medesime istanze di rottamazione.

In termini pratici, già da settimane, i contribuenti che entro la data dello scorso 21 aprile avevano fatto richiesta per definire il debito affidato a Equitalia, stanno ricevendo, chi per raccomandata, chi tramite pec, le comunicazioni dell’ente relative all’esito della domanda. Chi invece non ne fosse venuto, o non ne verrà in possesso, ha comunque la possibilità di recuperare copia della propria comunicazione tramite l’area riservata predisposta sul sito di Equitalia, accessibile tramite Spid, utenza Fisconline, pin Inps oppure Carta nazionale dei servizi.

In queste comunicazioni è dunque notificata, in caso di esito positivo – cioè in caso di accettazione dell’istanza –, la somma complessiva che il richiedente dovrà versare (in unica soluzione o ratealmente) più il termine, o i termini, entro cui versarla (le rate al massimo potranno essere cinque). A tal riguardo, nella Circolare 2/E pubblicata l’8 marzo scorso, l’Agenzia delle Entrate è stata molto chiara nel dire che il debito potrà ritenersi “definito”, cioè estinto, solo nel momento in cui le somme richieste verranno pagate “integralmente e tempestivamente”.

Cosa significa questo? Significa in pratica che la richiesta di rottamazione andata a buon fine del debitore, e la successiva conferma dell’iter di definizione agevolata, non garantiscono di per sé la possibilità di pagare il debito in misura scontata, ne danno solo l’ok. Per lasciarsi quindi il debito alle spalle una volta per tutte, il contribuente dovrà pagare per intero, ed entro i tempi previsti sulla tabella di rottamazione, le rate comunicate da Equitalia; in sostanza non un centesimo in meno e senza sgarrare di un giorno. Di conseguenza, l’omesso versamento di una delle rate, o dell’unica rata, entro le date comunicate da Equitalia, decreterà in pratica, a partire dal giorno successivo, la decaduta validità della rottamazione e l’automatico ripristino del vecchio debito, a quel punto non più rottamabile.

Volendo allora fare un rapido ripasso, la rottamazione chiama a raccolta i carichi, o per meglio dire le “partite” (è così che vengono definiti in gergo tecnico i debiti rottamabili), affidati, ovvero trasmessi, a Equitalia nell’arco temporale che va dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2016. Si tratta in pratica di carichi aventi natura tributaria e di sanzioni amministrative appartenenti alla stessa giurisdizione tributaria (ad esempio le multe scattate per violazioni del codice stradale non sono state ammesse). Per quanto riguarda i soli carichi affidati nel 2016, che alla data del 31 dicembre scorso non fossero stati ancora notificati al debitore, senza dunque la possibilità di venirne a conoscenza e tantomeno di chiederne la rottamazione, Equitalia entro il 28 febbraio 2017 (quindi molto in anticipo rispetto alla scadenza del 21 aprile), ha inviato ai diretti interessati un avviso non facente funzione di cartella esattoriale, ma contenente appunto le somme affidatele nel corso del 2016.

In conclusione, le lettere di Equitalia contengono tutto il debito “chiavi in mano”, cioè un prospetto dettagliato delle cartelle e degli avvisi soggetti a rottamazione, oltre ovviamente agli importi definibili e non definibili, con annessi i bollettini di pagamento in base alla scelta effettuata dal contribuente al momento della compilazione del modulo di istanza (da una rata fino a un massimo di cinque). Nel caso delle somme escluse dalla definizione, Equitalia specificherà le ragioni tecniche alla base del rigetto dell’istanza. Come modalità di versamento sarà infine possibile pagare, scrive Equitalia, “presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) degli istituti di credito che hanno aderito ai servizi di pagamento CBILL, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a ITB e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, con l'App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa e direttamente ai nostri sportelli”.

Luca Napolitano

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