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02/08/2017

Eco e sismabonus: la cessione passa anche dalle banche

Se non trovano spazio in dichiarazione dei redditi, possono sempre “rientrare” sotto forma di sconto sui lavori. Questa, in estrema sintesi, potrebbe essere la morale del meccanismo di cessione dei cosiddetti Ecobonus e Sismabonus reso possibile dalla Legge di Bilancio 2017. L’opportunità, cioè, di farsi riconoscere sotto altra veste il bonus teoricamente spettante, non potendone godere in termini fiscali tramite il Modello 730. Ma in che modo? Cedendolo in pratica a fornitori e imprese edili per farselo poi rimborsare. In questo modo tutti sono contenti: il contribuente in primis, che cedendo la detrazione alla ditta ne verrà ripagato con uno sconto sui lavori, e ovviamente la ditta, che godrà fiscalmente del bonus cedutole dal contribuente.

Qui serve però una precisazione. Non sempre questa cessione può avere atto. La norma, infatti, delimita casi e tipologie di spesa col profilo adatto per poterla richiedere. Anzitutto, è evidente che parlando di Sisma ed Ecobonus, non tutti gli interventi si predispongono a tale cessione. Ad esempio, per una normale spesa di ristrutturazione o manutenzione straordinaria l’iter non potrà mai applicarsi. Seconda cosa, la cessione è ammessa solo in caso di interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali, e questo ci porta direttamente al terzo aspetto, ovvero la possibilità per tutti i condomini di cedere il credito, con un occhio particolare a quelli che nell'anno precedente al sostenimento delle spese sono risultati fiscalmente incapienti, cioè coloro che non potendo richiedere il bonus in dichiarazione, hanno/avranno maggior motivazione a cederlo a terzi. E qui occorre fare un’altra precisazione. Gli “incapienti”, in buona sostanza, sono persone che avendo redditi bassi, rientranti o meno nella soglia dell’imponibilità fiscale, non hanno comunque margini di manovra per poter beneficiare delle detrazioni che in teoria spetterebbero.

Nei due provvedimenti che l’Agenzia delle Entrate ha fatto uscire a giugno (relativi appunto alla cessione del Sisma e dell’Ecobonus) si dice con esattezza che “il credito d’imposta può essere ceduto dai condomini anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari della detrazione d’imposta prevista”. Detto altrimenti, pur avendo queste persone sostenuto delle spese per le quali, in condizioni normali, spetterebbe una certa detrazione, tale detrazione alla fin fine resta inapplicabile a causa di un’imposta troppo bassa per contenerla tutta, o magari proprio per assenza di imposta; da qui appunto il concetto di “incapienza”, proprio perché è l’imposta a non essere abbastanza capiente da contenere tutta la detrazione. In parole povere è come voler sottrarre (perché la detrazione non è altro che una sottrazione sull’imposta lorda) un importo più grande (la percentuale detraibile) da un importo più piccolo (l’imposta appunto), cosa che chiaramente non è possibile. Ecco allora spiegato il perché dell’inclusione dei condomini incapienti nella procedura di cessione del Sisma e dell’Ecobonus, visto che in questo modo i due benefici potranno essere estesi, per vie traverse, anche a chi, dal punto di vista fiscale, ne rimarrebbe escluso.

Vediamo adesso di entrare nello specifico dei lavori per i quali la cessione è ammessa. Da una parte abbiamo le spese, effettuate dal gennaio 2017 al dicembre 2021, per gli “interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie”, cioè interventi effettuati su una porzione del complesso condominiale maggiore del 25% e detraibili, a seconda dei casi, nella misura del 70 o del 75 per cento della spesa; dall’altra ci sono invece le misure antisismiche, sempre di portata condominiale, e sempre effettuate tra il 2017 e il 2021 su edifici ubicati in zone sismiche 1, 2 e 3. Interventi, questi ultimi, da cui dovrà derivare, come minimo, l’abbassamento di una classe di rischio. In tal caso la detrazione, ceduta o goduta, spetterebbe nella misura del 75% della spesa. Se invece l’abbassamento fosse di due classi di rischio, il bonus a questo punto verrebbe calcolato nella misura dell’85% della spesa.

Ma nel concreto cosa occorre fare? Il condòmino incapiente che cede il credito deve in buona sostanza comunicare all’amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, “l’avvenuta cessione e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo, oltre al proprio nome, cognome e codice fiscale”. L’amministratore dal canto suo comunicherà la denominazione, il codice fiscale del cessionario, l’accettazione da parte di quest’ultimo del credito ceduto nonché l’ammontare dello stesso, spettante sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell’anno precedente, e consegnerà al condòmino stesso la certificazione delle spese a lui imputabili, sostenute nell’anno precedente.

Solo un dubbio resta da dirimere. Nei citati provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate (diffusi quando era ancora in carica Rossella Orlandi), viene esplicitamente chiarito che il credito d’imposta “può essere ceduto in favore dei fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi o di altri soggetti privati quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti”, ma che ne è “esclusa la cessione in favore di istituti di credito e intermediari finanziari”. Tale divieto, però, limitatamente all’Ecobonus 70-75%, è stato di fatto aggirato da un emendamento approvato in seno alla cosiddetta “manovrina” di primavera, il quale ha esteso, appunto, la possibilità di cedere l’eco-credito anche a banche e intermediari finanziari, ragion per cui, al momento in cui scriviamo, si attendono ulteriori documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate che recepiscano la modifica operata dalla manovrina.

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