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News
30/10/2018

Disturbi apprendimento: sconto fiscale ad hoc già nel 2019

Dalla prossima dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi 2019) si potrà cominciare a richiedere la nuova detrazione sulle spese effettuate per favorire i bambini/ragazzi affetti dai cosiddetti DSA, ovvero disturbi specifici dell’apprendimento. Detrazione “nuova” nel senso che si tratta di un beneficio già introdotto dal legislatore nella Legge di Bilancio dello scorso anno, ma che per effetto del cosiddetto “principio di cassa”, che regola appunto l’applicazione di deduzioni e detrazioni sugli oneri dell’anno precedente, comincerà di fatto a produrre i suoi effetti pratici dalle dichiarazioni 2019 relative all’anno d’imposta 2018. Quindi per capirci: nel 2019 sarà possibile detrarre le spese sostenute nel 2018.

Quali per l’esattezza? Il comma 665 della manovra di un anno fa, aggiunge in pratica la lettera “e-ter” dopo la “e-bis” al primo comma dell’articolo 15 del Tuir, disponendo così la possibilità di detrarre le spese “sostenute in favore dei minori o dei maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per l'acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all'apprendimento, nonché per l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi  graduali di apprendimento delle lingue straniere, in presenza di un certificato medico che attesti il collegamento funzionale tra i sussidi  e  gli  strumenti  acquistati e il tipo di disturbo dell'apprendimento diagnosticato”.

Come riportato nei giorni scorsi dall’Agenzia delle Entrate sul sito istituzionale Fiscooggi.it, “secondo i dati del ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur) sono oltre 250mila i bambini e i ragazzi che frequentano le scuole di ogni ordine e grado affetti da disturbi della lettura, della scrittura e del calcolo (in pratica, tre alunni su cento). Solo per la dislessia (il disturbo mediamente più diffuso), questo numero sale a circa 2 milioni se si considerano anche le persone non in età scolastica”. Cifre dunque considerevoli che meritavano un’attenzione specifica da parte del legislatore.

Per chiarire allora in quale campo ci muoviamo, è bene anzitutto definire i disturbi che ricadono nel raggio della detrazione:

  • la dislessia, che si manifesta con una difficoltà nell'imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura;
  • la disgrafia, un disturbo neuromotorio della scrittura;
  • la disortografia, anch’essa, come la disgrafia, relativa all’apprendimento della scrittura, che si manifesta specificatamente nei processi di trascrizione dal linguaggio parlato allo scritto (ad esempio quando, pur pronunciando correttamente un vocabolo, se ne omettono delle doppie al momento di scriverlo);
  • la discalculia, che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri.

Si tratta in sostanza di quattro disturbi che possono manifestarsi (separatamente o anche insieme) in presenza di capacità cognitive adeguate, quindi in soggetti di fatto sani – cioè non affetti da patologie neurologiche gravi né da deficit sensoriali – ma che possono comunque costituire una seria limitazione per alcune attività della vita quotidiana, tra cui appunto l’apprendimento.

Come riportato allora nella nuova lettera “e-ter” dell’articolo 15, comma 1, del Tuir, le spese che danno diritto alla detrazione sono quelle sostenute per:

  • l'acquisto di strumenti compensativi e sussidi tecnici/informatici necessari all'apprendimento;
  • l'uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere.

Ma cosa si intende per “strumenti compensativi”? Sono in pratica quegli strumenti – didattici e tecnologici – che aiutano l’alunno nelle attività in cui egli è deficitario, “compensando”, quindi, il limite fisiologico del suo processo di apprendimento con un supporto materiale. Parliamo ad esempio:

  • della sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
  • del registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
  • dei programmi di video scrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
  • della calcolatrice o altri strumenti tecnologicamente meno evoluti quali tabelle, formulari, mappe concettuali, etc.
  • infine di altri strumenti, anche se tecnologicamente meno evoluti, come tabelleformularimappe concettuali, etc.

Definendo invece gli aspetti “tecnici”, in senso fiscale, della detrazione, va notato come tali spese non sono state fatte rientrare nel novero di quelle mediche tradizionalmente intese, di conseguenza l’ordinamento non prevede la classica franchigia dei 129,11 euro; ciò significa che la detrazione, applicata sempre nella misura standard del 19%, verrà comunque calcolata sull’intero importo speso nell’anno d’imposta di riferimento, e non sulla quota eccedente la suddetta franchigia. Non sono previste nemmeno delle soglie massime di spesa oltre le quali il beneficio sarà inapplicabile, cosa che invece accade con le spese d’istruzione.

Bisogna in ogni caso, per dimostrare l’utilità pratica della spesa ai fini dell’apprendimento, farsi rilasciare:

  • dal Servizio sanitario nazionale,
  • oppure da uno specialista o da una struttura accreditata (nel caso in cui per diagnosi di questo tipo non fosse possibile usufruire del SSN),

un certificato medico che attesti il collegamento funzionale tra i sussidi/strumenti acquistati e il tipo di disturbo diagnosticato. Cioè sul certificato deve risultare chiaramente che lo strumento o gli strumenti acquistati sono direttamente funzionali a compensare il disturbo diagnosticato.

Luca Napolitano

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