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04/05/2018

Dietologo e nutrizionista: il 730 dice di sì alla detrazione

Le professioni sanitarie sono tutte quelle professioni i cui operatori, in forza di un titolo abilitante rilasciato e/o riconosciuto dallo Stato o dalle Regioni, lavorano in campo sanitario. Possono essere di livello universitario o di livello non universitario. Nel primo caso si tratta di professioni sanitarie in senso stretto, che sono poste cioè sotto la vigilanza del Ministero della Salute e che possono essere esercitate soltanto dopo aver conseguito una laurea e dopo aver superato un esame di Stato per l’abilitazione alla relativa professione. Nel secondo caso, invece, ai sensi della legge n. 43 del 2006, alle Regioni è consentita la possibilità di formare operatori sanitari non riconducibili alle professioni già esistenti.

Il biologo nutrizionista è ad esempio un professionista in possesso di una laurea quinquennale in scienze biologiche, che ha superato l’esame statale di abilitazione professionale ed è iscritto all’Ordine nazionale dei biologi. Tale professione è stata istituita dalla Legge 396 del 1967, che all’art. 3 (lettera b) fa esplicito riferimento alle competenze del biologo nella valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo. Questa figura, in base alla legislazione italiana, offre, infatti, una consulenza nutrizionale finalizzata al mantenimento o al recupero dell’equilibrio fisiologico dell’individuo suggerendo, eventualmente, l’utilizzo di integratori alimentari. Per esercitare l’attività di nutrizionista in ambito privato, secondo il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità nella seduta del 12 aprile 2011, è opportuno che il biologo abbia conseguito il diploma di specializzazione universitaria in Scienza dell’alimentazione.

Con il decreto del 17 maggio 2002 il Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha disposto che sono esenti dall’IVA le prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona da: a) gli esercenti le professioni di biologo e di psicologo; b) gli esercenti la professione sanitaria di odontoiatra; c) gli operatori abilitati all’esercizio delle professioni elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001. Il Consiglio Superiore di Sanità, nel parere fornito nella seduta del 15 dicembre 2009, afferma inoltre che il biologo è “una delle professioni del ruolo sanitario inserita nell’ambito del SSN, in quanto svolge attività attinenti alla tutela della salute”.

Come ricordato dallo stesso Consiglio Superiore di Sanità, nel settore della nutrizione sono attribuite competenze a diverse figure professionali:

  • c’è il medico specializzato in dietologia o in scienza dell’alimentazione che si occupa di nutrizione umana ed è abilitato a prescrivere diete a soggetti sani e a soggetti malati, prescrivendo, se necessario, anche farmaci ed esami diagnostici;
  • c’è il biologo nutrizionista che può, autonomamente, elaborare: a) profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del suo stato di salute, suggerendo o consigliando integratori alimentari, stabilendone o indicandone anche le modalità di assunzione; b) diete ottimali individuale, in relazione ad accertate condizioni fisiopatologiche; c) diete ottimali per mense aziendali, collettività, gruppi sportivi in relazione alle caratteristiche dei soggetti; d) diete speciali per particolari accertate condizioni patologiche in ospedali, nosocomi, ecc., per ciascun tipo di dieta;
  • c’è infine il dietista che elabora, formula e attua le diete prescritte dal medico e ne controlla l’accettabilità da parte del paziente.

Per tutte queste figure la norma prevede che quando si tratta di una prestazione resa “alla persona”, la ricevuta relativa al compenso sia esente da IVA, in quanto prestazione sanitaria (ai sensi dell’art.10, comma 1, n. 18 del DPR 633 del 26/10/1972). In particolare il biologo nutrizionista, che può svolgere autonomamente prestazioni dirette alla persona, è a tutti gli effetti una figura professionale inserita in campo sanitario e, pertanto, le spese sostenute per una sua consulenza sono da comprendersi tra quelle mediche detraibili. Inoltre, considerato che la norma, nell’ambito delle competenze che gli sono attribuite, gli riconosce la totale autonomia, per usufruire della detrazione della spesa non è richiesta nessuna prescrizione medica.

Luca Napolitano

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