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News
24/10/2018

Decreto fiscale: ok del Colle e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Il Decreto fiscale, firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella giornata di martedì 23 ottobre, è adesso approdato in Gazzetta Ufficiale. Ci è arrivato dopo l’ultima turbolenta settimana di polemiche sorte all’indomani della presunta “manina politica” che a detta del vice-premier Luigi Di Maio avrebbe adulterato l’articolato originario con l’aggiunta, a posteriori, di una norma mai concordata durante il Consiglio dei Ministri del 15 ottobre, riguardante non solo l’ipotetico condono fiscale ma anche l’impunibilità penale per gli evasori con capitali detenuti all’estero (il discusso articolo 9 del testo). E in effetti, il Consiglio dei Ministri convocato successivamente in data 20 ottobre 2018 è servito proprio a sciogliere i dubbi interpretativi riguardo allo specifico passaggio normativo dove si paventava la possibilità, per i capitali esteri, di godere della doppia uscita di sicurezza sia sul piano fiscale che su quello penale (cosiddetti reati tributari).

Dello scarno e ben poco esaustivo comunicato stampa del 20 ottobre diramato da Palazzo Chigi, c’è tuttavia da segnalare il passaggio sulla rettifica dell’articolo 9 del Decreto fiscale, che ne annuncia appunto una nuova formulazione “in materia di dichiarazione integrativa speciale (…) al fine di evitare dubbi interpretativi sul relativo ambito di applicazione”.

In sostanza Palazzo Chigi ha posto in rilievo la volontà del Governo di riformulare il suddetto articolo 9, escludendo di fatto la possibilità per i soggetti che hanno “nascosto” capitali all’estero di godere di scappatoie sia legali che fiscali tramite la presentazione “riparatoria” di modelli integrativi “nel limite di 100.000 euro di imponibile annuo (…) e comunque non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato”. Così come già risultava dall’ultima bozza del decreto diffusa online da Il Sole 24 Ore qualche giorno prima della pubblicazione in GU, l’articolo 9 recante disposizioni in materia di dichiarazione integrativa speciale, stabilisce che “fino al 31 maggio 2019 i contribuenti possono correggere errori od omissioni ed integrare (…) le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle ritenute e dei contributi previdenziali, dell'imposta regionale sulle attività produttive e dell'imposta sul valore aggiunto. L’integrazione degli imponibili è ammessa, nel limite di 100.000 euro di imponibile annuo (cioè per chi ha presentato una dichiarazione con un imponibile fino a 100mila euro, ndr), ai fini delle imposte di cui al precedente periodo e comunque di non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato. Resta fermo il limite complessivo di 100.000 euro di imponibile annuo per cui è possibile l’integrazione ai sensi del presente comma”.

Ebbene, a chiarimento dei dubbi e delle polemiche sorte nei giorni successivi al CdM del 15 ottobre, la nuova versione dell’articolo 9 licenziata dall’Esecutivo in data 20 ottobre, e adesso pubblicata in GU, specifica al comma 8 che la procedura della dichiarazione integrativa “non può essere esperita dai contribuenti per l’emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato”. Quindi in sostanza non ci sarà più nessuna copertura, nessuno “scudo”, sia per i reati tributari sia per i reati legati a riciclaggio o auto-riciclaggio.

Le altre misure del decreto

Rottamazione-ter (art. 3)
Dopo la prima e la seconda rottamazione, se ne introduce una terza che dà la possibilità di ridefinire in una forma ulteriormente agevolata i debiti erariali relativi alle cartelle affidate all’Agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2017. Il debitore dovrà manifestare la propria volontà di adesione entro il 30 aprile 2019.
Le condizioni agevolate prevedono:

  • azzeramento delle sanzioni;
  • azzeramento degli interessi di mora;
  • possibilità di versare il debito in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019;
  • possibilità di suddividere il versamento in 10 rate consecutive di pari importo lungo un arco di 5 anni, pagando un interesse ridotto del 2% l’anno;
  • compensare i debiti tramite eventuali crediti maturati nei confronti della pubblica amministrazione.

Stralcio dei debiti fiscali fino a 1.000 euro (art. 4)

I debiti risultanti da carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, che alla data di entrata in vigore del decreto presentino un importo residuo complessivo non superiore a 1.000 euro sono automaticamente annullati.

Forme di “definizione agevolata” (artt. 1, 2, 5, 6 e 8)
Si prevedono le seguenti forme di definizione agevolata:

  • sui processi verbali di constatazione – E’ consentita la regolarizzazione di violazioni constatate in materia di:
    a) imposte sui redditi e relative addizionali,
    b) contributi previdenziali e ritenute,
    c) imposte sostitutive,
    d) imposta regionale sulle attività produttive,
    e) imposta sul valore degli immobili all’estero,
    f) imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero,
    g) imposta sul valore aggiunto;
  • sugli atti del procedimento di accertamento – E’ consentito il pagamento per le sole imposte (senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori) notificate su:
    a) avvisi di accertamento,
    b) avvisi di rettifica e di liquidazione,
    c) atti di recupero;
  • sui carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie Unione europea – Si applicano gli stessi principi della cd “rottamazione ter” per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 (ma con alcune deroghe);
  • sulle controversie tributarie – Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle Entrate aventi ad oggetto atti impositivi pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione;
  • sulle imposte di consumo – Per i debiti tributari a titolo di imposta di consumo, maturati fino al 31 dicembre 2018, la cui sentenza non sia ancora passata in giudicato, viene consentito il versamento di un importo pari al 5% dell’imposta dovuta, senza interessi né sanzioni.

Fatturazione elettronica (art. 10)

Subentra dal 1° gennaio 2019 l’obbligo tout-court (non più prorogabile) di fatturazione elettronica. Tale norma “chiude” definitivamente il percorso di avvicinamento intrapreso dal legislatore già a partire dal luglio 2016, ovvero da quando l’Agenzia delle Entrate inizia a mettere “a disposizione dei contribuenti, gratuitamente, un servizio per la generazione, la trasmissione e la conservazione delle fatture elettroniche”. Dal 2017, invece, la fatturazione elettronica diventa un’opzione a tutti gli effetti percorribile dai soggetti titolari di partita Iva (pena sanzioni in caso di omissione della trasmissione o di trasmissione di dati incompleti, una volta manifestata la volontà di avvalersi dello strumento informatico). Veniamo così al presente Decreto fiscale con l’introduzione dell’obbligo generale di trasmissione telematica delle fatture a partire da gennaio 2019. Vengono comunque previsti, per la durata del primo semestre gennaio-giugno 2019:

  • l’azzeramento delle sanzioni a condizione che la fattura sia emessa in modalità elettronica “entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’imposta sul valore aggiunto” in riferimento allo stesso periodo (mensile/trimestrale);
  • la riduzione delle sanzioni dell’80% a condizione che la fattura elettronica sia emessa oltre il termine di cui al punto precedente ed “entro il termine di effettuazione della liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto del periodo successivo”.

Semplificazione in materia di E-Fattura (artt. 11 e 12)

Viene introdotta dal 1° luglio 2019 la possibilità di invio tardivo della fattura elettronica, ovvero entro 10 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione. Inoltre, ai fini della corretta liquidazione dell’Iva la fattura dovrà essere in ogni caso ricevuta e annotata entro il 15 del mese successivo.

Giustizia tributaria digitale (art. 16)
Viene introdotto, a decorrere dal 1° luglio 2019, l’obbligo del processo tributario telematico. Cosa significa? Significa che dal prossimo luglio “l’obbligatorietà del deposito telematico di atti e documenti, determinerà presso ciascuna Commissione provinciale e regionale l’immediata e quasi totale eliminazione del deposito cartaceo della documentazione relativa alle nuove controversie. L’utilizzo delle procedure informatiche resterà facoltativo solo per i contribuenti che decidono di stare in giudizio senza assistenza tecnica” (fonte, www.ipsoa.it).

Trasmissione telematica dei corrispettivi (art. 17)
È questa una norma che farà compiere un salto “evolutivo” in più al processo di fatturazione elettronica. Cioè: a decorrere dal 1° gennaio 2020 subentrerà l’obbligo non solo di fatturare in modalità elettronica, ma anche di “memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri”. Questo consentirà in pratica di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini oltre che di esercitare un controllo maggiore (ma meno invasivo) da parte dell’Agenzia delle Entrate. Però attenzione: lo stesso obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, viene anticipato al 1° gennaio 2019 per tutti i soggetti con un volume d’affare superiore a 400.000 euro.

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