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13/04/2012

Consulta Caf: acconti Imu in formato Irpef

Un censimento per valutare l’impatto sociale dell’Imu, semplificare l’imposta e assimilarne gli acconti a quelli dell’Irpef. Sono i tre spunti emersi dal convegno organizzato dalla Consulta nazionale dei Caf per discutere dei problemi, tutt’ora insoluti, causati dall’avvicendamento Ici-Imu a seguito della manovra “salva-Italia”. Nel frattempo, con il decreto fiscale che staziona all’esame della Camera dopo l’approvazione del Senato, l’Agenzia delle Entrate ha reso noti i codici tributo della nuova imposta sugli immobili, per la quale, a differenza dell’Ici, è stata prevista una sola modalità di pagamento, vale a dire tramite modello F24, con obbligo per i titolari di partita Iva di versare in via telematica. Ma la novità in risalto è quella del doppio codice: uno per la quota di gettito da indirizzare alle casse comunali, l’altro che invece identifica la parte destinata allo Stato. Va infatti ricordato che l’Imu, dalle seconde case in su, andrà spartita fra i sindaci e l’amministrazione centrale, mentre spetterà interamente agli enti locali l’introito derivante dalle abitazioni principali. Ad esempio, per le prime case, il codice stabilito è il 3912, mentre per gli "altri fabbricati" (cioè le seconde abitazioni) i codici saranno il 3918, per i Comuni, e il 3919, per lo Stato (per tutti gli altri si legga la risoluzione 35/E pubblicata ieri dalle Entrate).

CENSIMENTO IMU –
Ma si accennava alle proposte della Consulta. Sciolto il dubbio, almeno fino a giugno, sul versamento degli acconti Imu, che andranno pagati sulla base delle aliquote standard introdotte dalla legge nazionale (cioè 4 e 7,6 per mille), in attesa poi di vedere quali saranno quelle ufficiali adottate dai Comuni, restano in gioco altri punti interrogativi che potrebbero incidere negativamente, se non debitamente affrontati, su quello che Valeriano Canepari, presidente della Consulta, ha definito “l’impatto sociale dell’imposta”. Impatto sociale che andrà monitorato, di qui a settembre, attraverso un censimento dei “casi sui quali va fatta chiarezza e vanno attuati quanto prima dei correttivi”. Il riferimento, ad esempio, è agli immobili dati in uso gratuito a figli o parenti, che se con l’Ici erano considerati esenti, adesso con l’Imu sconteranno l’aliquota piena, risultando a tutti gli effetti come seconde case “a disposizione”. Ci sono poi le ex prime abitazioni di anziani o disabili che hanno trasferito, per forza di cose, la propria residenza in case di riposo o di cura: anche su queste, infatti, si sta spingendo affinchè venga applicata stabilmente l’aliquota agevolata. “Metteremo a disposizione del Ministero dell’Economia – ha spiegato Canepari – la nostra competenza nel monitorare caso per caso affinché vengano prese delle scelte definitive a vantaggio delle casistiche più disagiate. Penso anche ai disoccupati che non godono della mobilità, o a quelle famiglie che nonostante i redditi o le pensioni basse si troveranno comunque a dover pagare l’imposta”.

MODIFICHE AL DL FISCALE –
Su questi fronti, in verità, la volontà del Parlamento a collaborare non è che manchi, ma il vero problema è trovare le “toppe” finanziarie che dovrebbero coprire gli eventuali ribassi dell’Imu. Proprio in questi giorni, infatti, il pacchetto di modifiche al Dl fiscale in discussione alla Camera si è arricchito di nuove norme che andrebbero ad alleviare, bilanci permettendo, la spesa sugli immobili in comodato d’uso, nonchè sulle abitazioni di quanti risiedono in casa di cura, così come a vantaggio delle famiglie monoreddito o di quelle che hanno dei disabili. Tutte possibilità che andranno comunque vagliate in funzione della disponibilità di fonti alternative di gettito. Allo stesso modo la Camera sta valutando, per i Comuni, la possibilità di “stabilire differimenti di termini per situazioni particolari” in merito al versamento dei prossimi acconti di giugno. In parole povere alcuni contribuenti, qualora i sindaci lo volessero, potrebbero avere l’opportunità di pagare più tardi.

SEMPLIFICAZIONE –
E proprio sul nodo acconti è stata avanzata un’altra delle proposte della Consulta. Per evitare, infatti, che ogni anno si arrivi con l’acqua alla gola al versamento del 16 giugno senza sapere quale sia la nuova aliquota deliberata dai Comuni, l’idea potrebbe essere quella di adottare stabilmente per l’Imu la stessa procedura degli acconti Irpef, vale a dire un acconto calcolato sulla base dell’aliquota dell’anno precedente. In questo modo il termine per la prima rata e la soglia temporale entro la quale rendere note le aliquote sarebbero indipendenti, col risultato di rimandare il versamento definitivo a dicembre, con le aliquote ufficiali già predisposte. Altra questione sollevata da Canepari è la semplificazione dell’imposta, al fine di evitare l’intricata babele della vecchia Ici: “Facendo una stima al ribasso – ha detto Canepari – l’Ici ci portava a gestire 33mila aliquote diverse, 16mila detrazioni diverse e 26mila modelli dichiarativi diversi. Secondo la Consulta è quindi evidente che dovrebbe essere un obiettivo condiviso quello di attivare una semplificazione che, pur salvaguardando l’autonomia dei Comuni, consenta di contenere quella proliferazione di differenze”. E in questo senso l’Anci (Associazione dei Comuni italiani) potrebbe ricoprire un ruolo strategico stabilendo alcune linee guida che mantengano un’omogeneità di fondo nell’applicazione dell’imposta.

DETRAZIONE FIGLI –
Chiarito, infine, dal direttore della Legislazione tributaria del Ministero dell’Economia Paolo Puglisi, anch'egli presente al convegno, il dubbio relativo alle detrazioni di 50 euro sui figli fino a 26 anni. In sostanza il diritto alla detrazione cesserà dopo il compimento dei 26 anni, quindi con l’entrata nel 27esimo anno. Puglisi ha inoltre chiarito che i Comuni non avranno possibilità di deliberare ulteriori agevolazioni sulle pertinenze dell’abitazione principale. I riferimenti normativi, quindi, restano sempre quelli della legge nazionale, la quale dispone che venga agevolata una sola pertinenza per categoria catastale (C/2 per le cantine o i solai, C/6 per le autorimesse e C/7 per i posti auto). In buona sostanza, qualora un’abitazione principale abbia annesse due pertinenze appartenenti alla medesima categoria catastale, l’aliquota agevolata al 4 per mille potrà essere applicata soltanto su una di esse.


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