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News

15/03/2012

Comuni: rincari in agguato su Irpef e Imu

Fra i rincari su addizionali e Imu, che in molti casi, per le seconde abitazioni, arriveranno a toccare l’aliquota massima del 10,6 per mille, e le modifiche sui sistemi tariffari locali, si prevedono, per le famiglie, esborsi incrementati fino al 50, 90, e nella peggiore delle ipotesi anche fino al 100 per cento. E’ questo il 2012 che si prospetta con l’introduzione, in primis, dell’Imposta municipale unica sugli immobili, le cui aliquote ordinarie al 4 e 7,6 per mille potranno essere modificate in aumento (ipotesi certa) o diminuzione (ipotesi da scartare) rispettivamente di 2 e 3 punti millesimali. È l’effetto, in parte, dell’autonomia regolamentare conferita ai singoli Comuni dal decreto “salva-Italia”, ma in parte anche dei tagli disposti da Roma al fondo di riequilibrio che necessariamente dovranno trovare un’adeguata compensazione nelle riscossioni su base locale. Messa così può sembrare una sorta di “guerra fra poveri”, e forse a suo modo lo è, coi Comuni che per rifarsi dei rubinetti chiusi dal Governo si sfogano sulle tasche dei cittadini.

RINCARI IMU –
Sugli immobili, come già spiegato da myCAF, la vera stangata riguarderà le seconde abitazioni. In base a un report del Sole 24 Ore (pubblicato martedì 13 marzo), nel quale si prende visione dei rincari annunciati in una quarantina di città, l’aliquota agevolata sulle prime case dovrebbe grossomodo restare invariata al 4 per mille. Fanno eccezione Comuni come Roma, Rovigo, Caserta o Parma (commissariato) che sulla casa di abitazione chiederanno il 6 per mille, cioè il tetto massimo consentito; altre giunte, invece, saranno più “accomodanti” alzando la posta al 4,5 per mille (Urbino), al 5 per mille (Genova, Torino, Reggio Emilia), o al 5,5 per mille (Avellino e Forlì). Passando invece agli immobili non adibiti ad abitazione principale, tranne che in una minoranza di casi si registrano impennate un po’ ovunque. Roma, Rovigo, Caserta e Parma fanno il pieno chiedendo il massimo anche sulle seconde case, il 10,6 per mille, seguite da Latina, Pesaro, Bergamo, Genova. Un punto sotto, al 9,6 per mille, si attestano le aliquote previste per i Comuni di Reggio Emilia, Lecco, Urbino e Milano (che però, con ogni probabilità, non toccherà l’aliquota al 4 per mille). Emerge però anche una schiera di sindaci “virtuosi” che non sembrano intenzionati a infliggere prelievi maggiorati né sul 4 né sul 7,6 per mille. Sarà quindi un po’ più facile per i cittadini di Aosta, Brescia, Lodi, Mantova, Gorizia, Lecce. Salerno dal canto suo imporrà un lieve balzello sulle prime case fino al 4,7 per mille, ma lascerà inalterato il prelievo sul 7,6. Al contrario Trento non toccherà il 4 per mille, ma chiederà leggermente di più sulle seconde case: il 7,8 per mille.

ADDIZIONALI IRPEF –
Nel variegato mosaico dell’Imu, il cui gettito, per quanto riguarda le prime case, andrà tutto appannaggio dei Comuni, ma sarà ripartito al 50 e 50 con lo Stato sulle seconde, non c’è quindi spazio per riduzioni di aliquota. Il meglio che si può sperare è un’imposizione invariata rispetto ai prelievi disposti dalla legge nazionale. Nel quadro si inseriscono poi anche le addizionali Irpef, annunciate in aumento ad Agrigento (fino al 6 per mille), Catanzaro, Macerata, Teramo, Chieti (fino all’8 per mille). Comuni, poi, come Ferrara, Latina o Parma, oltre a calcare la mano sull’Imu, batteranno cassa pure sulle maggiorazioni Irpef, arrivando anche qui a un prelievo massimo dell’8 per mille.

TARIFFE LOCALI –
Ma come accennavamo la questione non è soltanto fiscale. Irpef e Imu, cioè, non saranno le uniche leve con cui i sindaci spilleranno quattrini dal portafoglio delle famiglie. Di traverso, infatti, ci si metteranno anche le tariffe dei servizi. “Del resto, già negli ultimi anni – commenta il Sole – alcune tariffe come quella per i rifiuti (+6% all’anno nella media generale) e per l’acqua (+5%) hanno mostrato una dinamica più che vivace: questa spinta è stata giustificata anche dal congelamento dei tributi che non permetteva alternative, ma anche dopo lo sblocco delle aliquote il quadro non sembra cambiare”. È ad esempio il caso dei trasporti. In base a un’indagine diffusa dall’agenzia Fitch, su bus e metropolitane il 2012 porterà un rincaro tariffario medio del 20%, per effetto del taglio ai trasferimenti statali di circa 400 milioni, importo che equivale a circa il 5% della disponibilità complessiva. Rincari, ad esempio, si avranno a Milano, Bari e Roma, dove il biglietto urbano passerà a costare da 1 euro a 1 euro e 50, oppure a Bologna dove il prezzo salirà da 1 euro a 1 euro e 20. “Autobus e metro, comunque – fa presente il Sole –, non saranno le uniche voci in rialzo. Bologna, per esempio, ha già deliberato un aumento medio del 4% sulla Tarsu. Un nuovo aumento potrebbe investire anche la Ta.ri (Tariffa rifiuti, ndr) di Roma. I conti disastrati dell’Amia spingono nella stessa direzione a Palermo, mentre ad Asti ed Arezzo sale la tassa di occupazione del suolo pubblico”.


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