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03/04/2017

Bonus Renzi: il diritto scatta anche sulla disoccupazione

Le porte del bonus Irpef sono aperte anche per cassaintegrati e percettori di mobilità e disoccupazione. Inoltre, nel monte del reddito annuo che fa cumulo ai fini della spettanza del bonus, vanno anche considerati i canoni di locazione soggetti a cedolare secca. Il chiarimento fu dato all’epoca dalla Circolare n. 9/E delle Entrate diffusa nel maggio 2014, che dedicava un intero paragrafo ai soggetti beneficiari del credito Irpef istituito dal Dl 66/2014. Nella Circolare, fra l’altro, l’Agenzia toccava le casistiche dei soggetti non residenti in Italia, dei dipendenti part time o degli eredi del lavoratore defunto, menzionando appunto anche la casistica dei redditi da locazione sottoposti però a cedolare secca anziché a tassazione ordinaria. Su quest’ultimo punto, quindi, alla domanda tutt’ora frequente se il reddito assoggettato a cedolare secca debba essere o meno considerato entro il limite dei 26.000 euro che dà diritto al credito Irpef, le Entrate danno parere positivo: “I redditi assoggettati a cedolare secca devono essere considerati nella determinazione del reddito complessivo rilevante ai fini della verifica della spettanza del credito”.

Guardando invece ai titolari delle prestazioni a sostegno del reddito, come appunto la cassa integrazione e le indennità di mobilità e disoccupazione, la Circolare chiariva che anch’essi fanno parte della platea di beneficiari del credito, essendo queste prestazioni conseguite “in sostituzione di redditi da lavoro dipendente” e in quanto tali annoverabili nella “stessa categoria di quelli sostituiti”. A tal riguardo va infatti osservato che il credito viene erogato attraverso un ricalcolo delle detrazioni per lavoro dipendente e che le stesse detrazioni spettano non solo ai lavoratori dipendenti e assimilati ma appunto anche ai titolari dei redditi sostitutivi del lavoro dipendente. Di conseguenza “l’ente erogatore – spiegano le Entrate –, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto a riconoscere il credito ‘in via automatica’, determinando la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei dati reddituali a sua disposizione”, fermo restando “che i contribuenti che non hanno i presupposti per il riconoscimento del beneficio, sono tenuti a darne comunicazione al sostituto d’imposta il quale potrà recuperare il credito eventualmente erogato dagli emolumenti da corrispondere nei periodi di paga successivi a quello nel quale è resa la comunicazione”.

In riferimento invece alle aspettative non retribuite, alle occupazioni part time e all’erogazione di premi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, occorre distinguere caso per caso. Tenendo conto che il credito spetta se l’imposta lorda è superiore alle detrazioni per lavoro dipendente, e che lo stesso credito va rapportato “ai giorni che danno diritto alle detrazioni”, nel caso di un lavoratore in aspettativa non retribuita, i giorni per cui non spetta alcun reddito andranno sottratti da quelli per cui, viceversa, il reddito e le detrazioni spettano. Contrariamente, la diversa articolazione dell’orario di lavoro - come nel caso dei dipendenti part time - non comporta nessuna riduzione delle detrazioni, che dunque daranno adito al maggior credito Irpef in busta paga. Per quanto riguarda invece i premi di produttività eventualmente erogati nei periodi successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, il credito non spetta se le detrazioni per lavoro dipendente sono state già state fruite in precedenza, quando cioè il rapporto di lavoro era ancora in essere. Ricorda infatti l’Agenzia che “nel calcolo del numero dei giorni per i quali spetta il diritto alle detrazioni, non vanno considerati quelli compresi in periodi di lavoro per i quali si è già fruito in precedenza delle detrazioni”.

Altre due casistiche da esaminare sono i soggetti non residenti in Italia e gli eredi del lavoratore. Quanto ai primi, se sono titolari di un reddito di lavoro imponibile in Italia, il credito spetta comunque dal momento che il Tuir, all’articolo 24, riconosce le “altre detrazioni” previste dall’articolo 13 (quelle cioè di lavoro dipendente). Viceversa, puntualizza l’Agenzia, il credito non spetterebbe nell’ipotesi in cui il reddito di lavoro non fosse imponibile in Italia “per effetto dell’applicazione di convenzioni contro le doppie imposizioni o di altri accordi internazionali”. Infine, anche per gli eredi del lavoratore scatta il verde sull’erogazione del credito. Gli eredi quindi, presentando la dichiarazione a nome del de cuius, potranno richiedere in quel momento l’applicazione del credito. Non solo, ma anche “nel caso in cui il lavoratore sia deceduto dopo l’inizio dell’erogazione del credito da parte sostituto d’imposta, la parte di credito eventualmente maturata nel periodo di paga in cui è avvenuto il decesso”, sarà “materialmente percepita dagli eredi” e non costituirà un reddito fiscalmente imponibile.

Luca Napolitano

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