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08/09/2017

Affitto: sulla proroga tardiva il ravvedimento mitiga la sanzione

Nell’ipotesi di omessa o tardiva comunicazione di proroga del contratto di affitto, il contribuente che abbia scelto di applicare la cedolare secca sul contratto medesimo, mantenendo poi un comportamento “concludente”, ovvero coerente, coi dettami della tassazione sostitutiva all’Irpef, non decade dall’opzione. Inoltre, sulla sanzione-base di 50 o 100 euro, comminata a seconda che il ritardo della comunicazione di proroga sia inferiore o superiore a 30 giorni, è comunque ammessa l’applicazione dell’istituto agevolativo del ravvedimento operoso. È quanto emerge dalla Risoluzione AdE n. 115/E del 1° settembre 2017, nella quale l’Agenzia dissipa appunto ogni dubbio sulla possibilità o meno di ricorrere al ravvedimento circa la sanzione relativa all’inoltro tardivo della comunicazione di proroga dell'affitto.

Alla base del discorso vi è la novità normativa, intervenuta con l’articolo 7-quater comma 24 del Dl 193/2016, secondo la quale “in caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l'opzione per l'applicazione della cedolare secca, entro trenta giorni dal verificarsi dell'evento, si applica la sanzione nella misura fissa pari a euro 100, ridotta a euro 50 se la comunicazione è presentata con ritardo non superiore a trenta giorni”.

In altri termini, come accennato sopra, il contribuente che abbia dimostrato un comportamento coerente con la volontà di applicare la cedolare secca, non decade più dal regime di favore già in essere, ma viene sanzionato con l’applicazione di una sanzione in misura fissa, commisurata in base alla gravità del ritardo. Per comportamento “coerente” viene inteso, anzitutto, il non aver versato l’imposta di registro dovuta annualmente sul canone di locazione per lo stesso periodo e, nel caso di presentazione della dichiarazione dei redditi, nell’aver barrato i campi previsti per indicare che il reddito derivante dal canone di locazione andava assoggettato, anziché all’Irpef, al regime di cedolare secca.

Tornando adesso all’applicazione del ravvedimento circa la suddetta sanzione, molte sono state le riserve e le richieste di chiarimento da parte dei locatori. Di conseguenza l’Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione 115/E, riferisce a chiare lettere che su tale sanzione l’istituto del ravvedimento è comunque applicabile. “Si osserva, infatti – scrive l’Agenzia –, che il ravvedimento consente al contribuente di rimediare in modo spontaneo alle omissioni e irregolarità commesse, beneficiando, così, di una consistente mitigazione della sanzione, parametrata in rapporto al differente ritardo nella regolarizzazione. Tale finalità premiale implica la tendenziale onnicomprensività dell’istituto, che trova applicazione per la quasi totalità delle violazioni tributarie, salvo esclusioni espresse dettate da specifiche ragioni di politica tributaria”.

Detto altrimenti, l’analisi giurisprudenziale dell’Agenzia va a porre in rilievo la pressoché totale adattabilità del ravvedimento operoso a ogni tipologia di violazione. Ciò significa, in termini pratici, che date le rispettive sanzioni-base di 50 e 100 euro, stabilite dalla norma per un ritardo fino a 30 giorni o superiore a 30 giorni, il ravvedimento, secondo le sue regole, interviene comunque a mitigarle in rapporto ai giorni di ritardo. È in pratica il meccanismo secondo cui una norma a valle (il ravvedimento appunto) interviene, in senso lenitivo, su una norma a monte (la sanzione), che in ogni caso mantiene la sua validità. Le due cose quindi non si intralciano, piuttosto la seconda “ammortizza” la prima.

Luca Napolitano

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