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08/01/2018

Affitti dei fuori sede: detrazione ritoccata in Manovra

Il biennio 2017-2018 (dopodiché dal 2019 si vedrà) porta in serbo qualche buona novità a favore dei ragazzi che hanno fatto (o faranno) fagotto per raggiungere le loro facoltà universitarie lontane dal luogo di nascita. La Manovra 2018 ha infatti “rivisto”, in riferimento ai suddetti periodi d’imposta, la detrazione sulle spese sostenute dagli studenti fuori sede (o dai loro genitori, quando i figli sono fiscalmente a carico) per gli alloggi in affitto (sublocazioni escluse). Si tratta comunque di un ritocco minimo, seppur sostanziale, non di una riscrittura complessiva. Il nuovo testo, in pratica, fa decadere il requisito secondo cui l’università frequentata dallo studente doveva trovarsi non solo a una distanza di almeno 100 km, ma anche in una Provincia diversa. Inoltre, postilla in più, la distanza minima viene ridotta a 50 km per gli studenti che provengono da aree montane o disagiate.

Vediamo allora di ricapitolare. Ad oggi il regolamento della detrazione, così come uscito dall’esame parlamentare, dispone che gli immobili oggetto di locazione siano situati nello stesso Comune in cui ha sede l’università (o in un Comune limitrofo), a una distanza pari o superiore a 100 km (50 nei casi specifici su indicati), ma non necessariamente in una Provincia diversa. Per quanto riguarda invece il calcolo della distanza, resta in piedi un interrogativo abbastanza frequente cui l’Agenzia delle Entrate aveva già dato risposta in più di un’occasione: come bisogna regolarsi per stabilire se i km sono in effetti più o meno di 100? Il principio adottato (si faccia riferimento alle circolari 34 del 2008 e 7 del 2017) è quello della “distanza minima”, ovverosia, fa sapere l’Agenzia, “al fine di verificare il rispetto del requisito è possibile fare riferimento alla distanza chilometrica più breve tra il Comune di residenza e quello in cui ha sede l’università, calcolata in riferimento ad una qualsiasi delle vie di comunicazione esistenti, ad esempio ferroviaria o stradale. Il diritto alla detrazione sussiste se almeno uno dei suddetti collegamenti risulti pari o superiore a cento chilometri”.

Altro aspetto da valutare è il limite complessivo di spesa soggetto a detrazione, vale a dire 2.633 euro. Sappiamo che la detrazione viene applicata nella misura del 19% entro quel limite. Proviamo allora a immaginare qualche caso pratico. Ad esempio: un genitore con figlio interamente a carico e contratto di locazione intestato al genitore stesso, dal quale però dovrà dedursi che l’immobile è destinato all’utilizzo del figlio. Ferme restando le suddette condizioni logistiche riviste dalla Legge di Bilancio, e considerando che l’agevolazione fiscale spetta anche nel caso in cui l’onere sia sostenuto nell’interesse di familiari a carico, l’intestazione del contratto a nome del genitore non costituirà un ostacolo al riconoscimento dello sgravio. Ipotizziamo adesso lo stesso esempio, ma con due figli anziché uno a carico dello stesso genitore. In tal caso come andrà valutato il limite di 2.633 euro? Come una soglia complessiva di spesa annua, o come una soglia “ad personam”, cioè riferita alla spesa sostenuta per ciascun figlio? Purtroppo vale la prima opzione: la soglia sostanzialmente è da intendersi come il limite complessivo di spesa effettuata nell’arco dei 12 mesi, e ciò anche “nell’ipotesi del genitore che sostenga la spesa per più contratti in riferimento a più di un figlio”.

Un’ultima casistica su cui vale la pena soffermarsi è quella dei due genitori che hanno contemporaneamente uno o più figli a carico. Immaginando che il contratto di locazione sia intestato ad un solo genitore, ovviamente il problema non si pone, la detrazione del 19% sarà riconosciuta soltanto a quest’ultimo, sebbene il figlio sia a carico di entrambi. Viceversa, se il contratto è intestato al figlio, o ai figli, “le spese devono essere suddivise tra i due genitori con riferimento al loro effettivo sostenimento, annotando sul documento comprovante la spesa la percentuale di ripartizione, se quest’ultima è diversa dal 50 per cento”. Bisognerà quindi tener presente il limite complessivo di spesa annua pari a 2.633 euro. Così facendo, quandanche i genitori abbiano speso in totale 3.000 euro per l’affitto del figlio, di cui 2.000 il padre e 1.000 la madre (rispettivamente il 66 e 33 per cento della spesa), il 19% della detrazione sarà comunque calcolato su un importo massimo di 2.633 euro. Considerando allora che il 19% di 2.633 euro equivale a 500 euro - massima detrazione applicabile -, il padre e la madre potranno, rispettivamente, detrarsi il 66 e 33 per cento di questi 500 euro, in base appunto alle singole quote percentuali della spesa effettuata (per il padre la detrazione ammonterà a 330 euro e per la madre a 170 euro).

Luca Napolitano

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