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13/10/2015

730 precompilato: si avvicina la scadenza per la correzione

Tempo due settimane e la partita dei 730 integrativi andrà chiusa. L’appuntamento, in scadenza il 26 ottobre (perché il 25 cade di domenica), riguarda quei contribuenti che avendo presentato un 730 errato da cui sia scaturita una maggior imposta rispetto a quella realmente dovuta, o viceversa un minor credito rispetto a quello spettante, potranno recuperare la “svista” presentando un modello corretto che integri il precedente. Grossomodo, le modalità di presentazione del 730 integrativo sono rimaste identiche a prima, salvo che per i contribuenti che abbiano consegnato il modello originario attraverso il sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate (il famoso precompilato “fai da te”), vale a dire senza l’intervento del sostituto d’imposta o di un intermediario abilitato (CAF o commercialista).

A spiegarlo è stata la stessa Agenzia nella Circolare 11/E dello scorso 23 marzo, al paragrafo 6.4. Partiamo dal presupposto che “i modelli 730 integrativi possono essere gestiti solamente attraverso un intermediario abilitato”. Detto questo, se il 730 originario è stato presentato direttamente via web dal contribuente, l’eventuale modello integrativo (a prescindere dal codice) potrà essere presentato entro il 26 ottobre presso qualunque CAF o professionista, fermo restando l’obbligo per il contribuente di esibire tutta la documentazione. Viceversa, in caso di presentazione “mediata” del 730 originario - con l’aiuto del sostituto o di un intermediario - valgono ancora le vecchie regole applicate fino al 2014. È dunque da escludere, per il 730 integrativo, una consegna autonoma - senza intermediario - alla stessa maniera del precompilato originale.

Quindi:

  • se il contribuente riscontra nella dichiarazione già presentata errori od omissioni la cui correzione comporta un maggior rimborso, un minor debito, o un’imposta pari a quella determinata con il mod. 730 originario, può comunque presentare una dichiarazione integrativa. Il nuovo modello 730, sul quale andrà indicato il codice “1” nell’apposita casella “730 integrativo” posta sul frontespizio, dovrà essere presentato al CAF entro la data del 26 ottobre, anche se l’assistenza è stata originariamente prestata dal sostituto d’imposta. Qualora il contribuente consegnasse la dichiarazione integrativa presso lo stesso CAF a cui ha consegnato il modello originario, dovrebbe esibire la sola documentazione relativa all’integrazione da effettuare. Se invece l’assistenza è stata prestata dal sostituto d’imposta o da qualche altro CAF/intermediario abilitato, il contribuente, cambiando intermediario, dovrà nuovamente esibire tutta la documentazione. Va infine ricordato che la presentazione di una dichiarazione integrativa non sospende le procedure avviate con la consegna del primo 730, e di conseguenza non fa venir meno l’obbligo per il sostituto d’imposta di effettuare i rimborsi spettanti o trattenere le somme dovute in base al 730 originario;
  • se invece, per incompletezza o incongruenza dei dati indicati nel frontespizio della dichiarazione originaria, il sostituto non è stato correttamente identificato, nell’apposita casella del modello integrativo dovrà essere indicato il codice “2” e la dichiarazione andrà integrata limitatamente al riquadro relativo ai dati del sostituto d’imposta che deve effettuare il conguaglio, mentre i rimanenti dati dovranno essere i medesimi della dichiarazione originaria. Pertanto, al fine di consentire l’effettuazione dei conguagli a partire dalle retribuzioni di competenza del mese di luglio, il medesimo soggetto che ha prestato l’assistenza per la presentazione del Modello 730 originario dovrà apportare tempestivamente la modifica necessaria;
  • se infine l’integrazione riguarda errori od omissioni la cui correzione comporti un maggior rimborso, un minor debito, o non influisca sulla determinazione dell’imposta scaturita dalla dichiarazione originaria, e il risultato contabile del 730 originario non è mai pervenuto al sostituto d’imposta per inesattezze nei dati indicati sul frontespizio relativamente al sostituto stesso che avrebbe dovuto effettuare il conguaglio, nella casella “730 integrativo” dovrà essere indicato il codice “3”. Anche in tale ipotesi, come per gli integrativi di codice “2”, la modifica dovrà essere apportata dallo stesso soggetto che ha prestato assistenza per la presentazione della dichiarazione originaria. Il sostituto d’imposta effettuerà così il conguaglio sulla retribuzione erogata nel mese di dicembre, mentre sulle eventuali somme a debito dovrà essere applicato l’interesse dello 0,40 mensile a partire dal mese di agosto.

Ma non è tutto, perché in alternativa al 730 integrativo, qualora il contribuente dovesse mancare la “finestra” del 26 ottobre, ci sarebbe comunque la possibilità di presentare un Unico PF 2015 entro il termine previsto per la presentazione del modello UNICO relativo all’anno successivo (ossia entro il 30 settembre 2016), oppure entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (ossia entro il 31 dicembre 2019).

Vi è infine un’altra strada di correzione, riservata ai casi particolari nei quali sia stato il CAF, o comunque l’intermediario, a commettere l’errore. Si parla in questi casi non più di modello “integrativo” bensì “rettificativo”, e la scadenza di consegna è fissata al 10 novembre 2015. Immaginiamo che un contribuente si sia presentato al CAF con un modello cartaceo auto-compilato e il CAF, per errore, elaborando il modello vero e proprio (quello inviato all’Agenzia), abbia sbagliato ad inserire qualche dato. In tal caso si avrà una dichiarazione non conforme ai dati riportati sulla documentazione esibita dal contribuente. Non tutti gli errori, però, commessi dal CAF sono uguali: alcuni comporteranno l’apposizione di un visto infedele, altri invece no. Ma è anche possibile che il CAF abbia commesso entrambe le tipologie di errore. Ora, come ricorda la Circolare 7/E dell’Agenzia, pubblicata lo scorso febbraio, “il rilascio del visto di conformità consegue alla verifica:

  • della corrispondenza dell’ammontare delle ritenute, anche a titolo di addizionali, con quello delle relative certificazioni esibite (Certificazione Unica, certificati dei sostituti d’imposta per le ritenute relative a redditi di lavoro autonomo occasionale, di capitale, ecc.);
  • degli attestati degli acconti versati o trattenuti;
  • delle deduzioni dal reddito non superiori ai limiti previsti dalla legge e della corrispondenza alle risultanze della documentazione esibita e intestata al contribuente o, se previsto, ai familiari a carico;
  • delle detrazioni d’imposta non eccedenti i limiti previsti dalla legge e della corrispondenza con le risultanze dei dati della dichiarazione e della relativa documentazione esibita;
  • dei crediti d’imposta non eccedenti le misure previste per legge e spettanti sulla base dei dati risultanti dalla dichiarazione e dalla documentazione esibita;
  • dell’ultima dichiarazione presentata in caso di eccedenza d’imposta per la quale si è richiesto il riporto nella successiva dichiarazione dei redditi”.

Viceversa, il rilascio del visto “non implica il riscontro della correttezza di altri elementi reddituali indicati dal contribuente (ad esempio, l’ammontare dei redditi fondiari, dei redditi diversi e delle relative spese di produzione), salvo l’ammontare dei redditi da lavoro dichiarati nel modello 730 che deve corrispondere a quello esposto nelle certificazioni (CU)”. In parole povere il CAF non deve preoccuparsi di verificare la correttezza di tutti i redditi indicati dal contribuente, ma solo di quelli da cui dipende la fedeltà o l’infedeltà del visto (accertandosi, ad esempio, che i redditi da lavoro/pensione compilati nel modello coincidano alla perfezione con quelli riportati in CU, dal momento che un’eventuale difformità tra gli uni e gli altri comporterebbe appunto l’apposizione di un visto infedele). A seconda, quindi, dell’errore commesso, sul modello 730-3 della dichiarazione rettificativa andrà indicato:

  • il codice “1” per gli errori che non hanno comportato l’apposizione di un visto infedele;
  • il codice “2” per gli errori che invece hanno comportato l’apposizione di un visto infedele;
  • oppure il codice “3” qualora la rettifica riguardi sia errori che hanno comportato l’apposizione di un visto infedele, sia errori che non hanno comportato l’apposizione di un visto infedele.

In tal caso le intenzioni del contribuente e del CAF potrebbero divergere, nel senso che il contribuente, informato dell’errore dall’intermediario, potrebbe non accettare di trasmettere il modello rettificativo. Se così fosse il CAF avrebbe comunque la facoltà di inviare all’Agenzia una comunicazione contenente i dati relativi alla rettifica che avrebbe voluto effettuare per rimediare all’errore commesso. Ad ogni modo, qualunque sia la strada intrapresa, modello rettificativo o comunicazione, il CAF sarà tenuto al versamento della sola sanzione irrogata a seguito dell’errore.

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