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08/02/2017

50-65%: il bonifico errato non preclude il bonus

Se la ristrutturazione, o il l’intervento di risparmio energetico, sono stati pagati con un bonifico non “parlante”, vale a dire con un bollettino ordinario che elude i requisiti di legge previsti per godere delle agevolazioni del 50 e 65 per cento (prorogate al 31 dicembre 2017, come stabilito dall’ultima Legge di Bilancio), le dette agevolazioni non andranno perdute. Servirà comunque un po’ di collaborazione da parte della ditta beneficiaria del versamento. A giudicare dai quesiti posti dai contribuenti, quello dei bonifici errati è un aspetto abbastanza ricorrente, sul quale ci si è anche soffermati durante l’edizione di Telefisco 2017 dello scorso 2 febbraio.

A proposito, appunto, dei pagamenti effettuati con modalità non conformi ai fini delle detrazioni in esame, i commentatori hanno rammentato cos’ha scritto l’Agenzia delle Entrate nella Circolare 43/E del 18 novembre 2016, e cioè che le detrazioni potranno comunque essere applicate, ma a patto che la ditta comunichi che gli importi percepiti dal contribuente concorreranno alla corretta determinazione del reddito d’impresa. Facciamo una breve precisazione. Il problema si pone perché uno dei requisiti per godere dei bonus 50-65% è appunto la modalità di pagamento, vale a dire il cosiddetto bonifico “parlante” (fatto in banca o alla posta) sul quale siano riportati il codice fiscale del futuro beneficiario della detrazione, quello della ditta destinataria dell’importo e poi la famosa causale normativa (vale a dire il riferimento alla legge istitutiva del bonus: art. 16/bis del DPR del 22 Dicembre 1986 n. 917 e successive modifiche).

Proprio su questo requisito – si è detto a Telefisco – ruota il discorso della Circolare 43/E/2016. Se da una parte, infatti, il bonifico parlante è espressamente richiesto per una corretta applicazione del beneficio, dall’altra è anche vero che l’aspetto procedurale che realmente conta è la futura tassazione applicata sul reddito dell’impresa beneficiaria del pagamento. Proprio a questo serve il bonifico: a far sì, cioè, che le Poste o le banche applichino su quell’importo la ritenuta dell’8% a titolo di acconto sull’imposta dovuta dalla ditta. Ad ogni modo, quandanche il versamento non dovesse avvenire tramite bonifico – ad esempio tramite assegno –, o comunque con un bonifico non conforme, la detrazione non andrebbe persa. Di norma si potrebbe risolvere la faccenda facendosi restituire i soldi dalla ditta ed effettuando un secondo versamento, stavolta compilando correttamente il bonifico.

Tuttavia, laddove non sia possibile la ripetizione del pagamento, “la fruizione del beneficio fiscale non può escludersi qualora risulti comunque soddisfatta la finalità delle relative norme agevolative tese alla corretta tassazione del reddito nei casi di esecuzione di opere di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica”. La Circolare 43 del 2016 ribadisce, quindi, che le modalità di fruizione del beneficio prevedono in via ordinaria l’effettuazione del pagamento mediante bonifico cosiddetto “parlante”, ma al tempo stesso detta anche i chiarimenti per quelle ipotesi in cui vi sia stata, per errore, un’anomalia nella compilazione del bonifico, spiegando in conclusione che ciò non comporterebbe la decadenza dal beneficio fiscale se l’impresa attestasse con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che i corrispettivi accreditati in suo favore verranno inclusi nella contabilità ai fini della loro concorrenza alla determinazione del reddito d’impresa.

Luca Napolitano

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