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19/05/2017

Erogazioni alle Onlus: il beneficio viaggia sul doppio binario

Si fa presto a dire “erogazione liberale”. Sugli importi – le cosiddette “liberalità” – che vengono infatti destinati alle ONLUS, laiche o religiose, operanti in iniziative umanitarie, i benefici fiscali, a seconda della maggior convenienza che ne possa derivare, viaggiano su un doppio binario: detrazione o deduzione. Per il contribuente, quindi, che nell’anno di riferimento abbia scelto di donare una certa somma a un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, in fase dichiarativa di Modello 730 si aprirà una duplice chance di alleggerire la sua imposta sottraendo quanto donato o dal reddito imponibile, secondo i meccanismi della deduzione, oppure dall’imposta stessa, secondo i meccanismi della detrazione. Resta inteso che le opzioni non potranno mai essere sovrapponibili, in quanto l’ordinamento fiscale non ammette una doppia agevolazione sulla stessa identica spesa; di conseguenza, come accennato, la scelta andrà ponderata unicamente in base al più alto beneficio fiscale scaturente da una soluzione piuttosto che dall’altra.

Di cosa parliamo nel concreto? Anzitutto le Onlus devono essere riconosciute, e quindi censite, in un elenco ufficiale (clicca qui) tenuto dall’Agenzia delle Entrate. Qualunque donazione destinata a organizzazioni che non facessero parte del suddetto elenco non sarebbe ammessa al beneficio fiscale. Seconda cosa è appunto la distinzione fra i due benefici. La detrazione permetterebbe di abbassare l’imposta dovuta nella misura del 26% dell’importo erogato, entro una donazione massima di 30.000 euro. Ciò significa, per assurdo, che anche donandone 50.000, si andrebbe comunque a detrarre il 26% di 30.000. Le tempistiche in questo caso non sarebbero analoghe a quelle dei bonus 50 e 65 per cento, visto che per le erogazioni non è prevista la suddivisione rateale nell’arco di dieci anni, ma appunto lo “sconto” verrebbe applicato in un’unica soluzione.

Sull’altro versante abbiamo invece la deduzione, che teoricamente va a coprire l’intera somma versata, a meno che non venga donato un importo maggiore rispetto al 10% del reddito complessivo indicato in dichiarazione, ove per “reddito complessivo” si intende quello che comprende anche le locazioni soggette a cedolare secca. Semplificando, se ho un reddito complessivo – tutto considerato – pari a 20.000 euro, e ho fatto una donazione di 3.000 euro, di questi 3.000 andrei a dedurre al massimo 2.000, visto che i 2.000 pareggiano la suddetta soglia del 10% di reddito complessivo cui fare riferimento. È un esempio un po’ forzato, ma nemmeno tanto remoto, che aiuta comunque a capire l’eventuale dinamica di una deduzione “monca”. Quindi, a meno di non effettuare donazioni estremamente generose, è poco probabile per un contribuente medio che abbia scelto la strada della deduzione ritrovarsi a dedurre solo una parte di quello che ha donato (se hai bisogno di aiuto per la dichiarazione dei redditi contatta il nostro nuovo servizio Il730Online).

Per capire, infine, quale sia la scelta più conveniente, bisognerebbe impratichirsi un minimo sugli scaglioni e sul calcolo progressivo dell’Irpef, visto che la deduzione agisce non sull’imposta ma appunto sul reddito, e quindi un reddito più o meno elevato, a seconda dell’importo dedotto, potrebbe dar adito, di riflesso, a Irpef diverse; viceversa, sottraendo il 26% della donazione dall’imposta lorda, si potrebbe configurare un risultato ancora diverso. È pur vero che nella stragrande maggioranza dei casi si ha che fare con erogazioni di poche centinaia di euro, se non di qualche decina d’euro, somme, quindi, che non spostano più di tanto l’ago della bilancia; resta il fatto che questi sono calcoli per i quali è sempre meglio affidarsi a un intermediario fidato.

Quanto alla documentazione, come indica l’amministrazione finanziaria, il sostenimento dell’onere è certificato “dalla ricevuta del versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta di credito, carta di debito o carta prepagata dall’estratto conto della società che gestisce tali carte. Nel caso di pagamento con assegno bancario o circolare ovvero nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la carta prepagata non sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il contribuente deve essere in possesso della ricevuta rilasciata dal beneficiario dalla quale risulti, inoltre, la modalità di pagamento utilizzata. È necessario, inoltre, che dalla documentazione attestante il versamento sia possibile individuare il carattere di liberalità del pagamento”.

Luca Napolitano

(Scopri Il730Online per compilare comodamente da casa la tua dichiarazione)

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