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05/09/2017

Ecobonus cedibile alle banche dai contribuenti no tax area

Anche i condomini no tax area possono accodarsi alla cessione dei crediti fiscali derivanti da Eco e Sismabonus e trarne vantaggio come gli altri inquilini che hanno sostenuto spese di intervento. Non solo, ma com’è stato annunciato da un recente comunicato dell’Agenzia delle Entrate tale cessione, relativamente all’Ecobonus, passa anche dalle banche e dagli istituti di credito. Per no tax area si intende in buona sostanza l’assenza di imposizione fiscale, nella quale rientrano, vuoi per espressa previsione, vuoi perché l’imposta lorda viene assorbita dalle detrazioni previste dal Tuir, quei contribuenti non soggetti ad Irpef. Anche questi contribuenti sono dunque ammessi, seppur indirettamente, a godere di entrambi i bonus, che potranno in prima istanza cedere a fornitori, imprese edili o appunto banche (Ecobonus), per poi farselo rimborsare sotto forma di sconto sui lavori. In questo modo tutti sono contenti: il contribuente in primis, che in un modo o nell’altro viene agevolato, e ovviamente la ditta/banca, che godrà fiscalmente del bonus cedutole dal contribuente.

Ma l’assetto delle regole ha subito delle modifiche in itinere, diventando via via più “benevolo”. La legge di bilancio 2017 aveva infatti previsto che i condòmini beneficiari della detrazione d’imposta per particolari interventi antisismici o di riqualificazione energetica sulle parti comuni di edifici, potessero cedere un credito d’imposta corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021. Tali contribuenti avrebbero dunque potuto cedere il credito ai fornitori e alle imprese incaricate di effettuare i lavori o ad altri soggetti privati, quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti ma non alle banche o agli intermediari finanziari. Solo in un secondo momento il Dl 50/2017 ha invece stabilito che per gli interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni condominiali, i beneficiari degli incentivi che si trovano nella cosiddetta no tax area (in quanto possiedono redditi esclusi dall’imposizione Irpef) avrebbero potuto cedere le detrazioni anche alle banche e agli intermediari finanziari.

Quindi, in linea generale, chi può cedere il credito? Nei due provvedimenti che l’Agenzia delle Entrate ha fatto uscire a giugno (relativi alla cessione del Sisma e dell’Ecobonus) si dice con esattezza che “il credito d’imposta può essere ceduto dai condomini anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito, a condizione che siano teoricamente beneficiari della detrazione d’imposta prevista”. Detto altrimenti, pur avendo queste persone sostenuto delle spese per le quali, in condizioni normali, spetterebbe una certa detrazione, tale detrazione, fiscalmente parlando, resta inapplicabile a causa di un’imposta troppo bassa per contenerla tutta, o magari proprio per l’assenza di imposta; da qui appunto il concetto di “incapienza”, proprio perché è l’imposta a non essere abbastanza capiente da contenere tutta la detrazione. Ecco allora spiegato il perché dell’inclusione dei condomini incapienti o no tax area nella procedura di cessione del Sisma e dell’Ecobonus, visto che in questo modo i due benefici potranno essere estesi, per vie traverse, anche a chi, dal punto di vista fiscale, ne rimarrà escluso.

La cessione è ammessa per le spese, effettuate dal gennaio 2017 al dicembre 2021, per gli “interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie”, cioè interventi effettuati su una porzione del complesso condominiale maggiore del 25% e detraibili, a seconda dei casi, nella misura del 70 o del 75% della spesa. I condòmini inoltre “che ricadono nella no tax area – fa sapere l’Agenzia delle Entrate – possono cedere sotto forma di credito anche la detrazione spettante per gli altri interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici, nella misura del 65% delle spese sostenute sempre dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021”. Dall’altra ci sono invece le spese antisismiche, sempre di portata condominiale, e sempre effettuate tra il 2017 e il 2021 su edifici ubicati in zone sismiche 1, 2 e 3. Interventi, questi ultimi, da cui dovrà derivare, come minimo, l’abbassamento di una classe di rischio. In tal caso la detrazione, ceduta o goduta, spetterebbe nella misura del 75% della spesa. Se invece l’abbassamento fosse di due classi di rischio, il bonus a questo punto verrebbe calcolato nella misura dell’85% della spesa.

Ma nel concreto cosa occorre fare? “Il condòmino che cede il credito d’imposta – spiega l’Agenzia – se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, deve comunicare all’amministratore di condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, l’avvenuta cessione e l’accettazione del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo. L’amministratore del condominio comunica annualmente questi dati all’Agenzia delle Entrate con la procedura prevista per l’invio dei dati ai fini della dichiarazione precompilata e consegna al condòmino la certificazione delle spese a lui imputabili sostenute nell’anno precedente dal condominio. Il mancato invio della comunicazione rende inefficace la cessione del credito. L’Agenzia delle entrate rende visibile nel Cassetto fiscale del cessionario il credito a lui ceduto che può essere utilizzato, o ulteriormente ceduto”.

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