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14/03/2017

Bonus 65%: l'omesso invio all'Enea è sanabile

L’omesso invio all’Enea della scheda informativa per godere del bonus al 65% sugli interventi finalizzati al risparmio energetico, non preclude la possibilità di applicare la detrazione, pur dietro la corresponsione della sanzione minima pari a 258 euro. In questi casi l’omesso invio può essere sanato ricorrendo all’istituito della remissione in bonis, ai sensi del decreto legge n. 16 del 2012 (articolo 2 comma 1) convertito nella legge 44/2012. Com’è noto, ai fini del bonus 65%, la normativa prevede, oltre all’asseverazione (che consente di dimostrare che l’intervento realizzato è conforme ai requisiti tecnici richiesti) e all’attestato di certificazione energetica (che comprende i dati relativi all’efficienza energetica propri dell’edificio), anche l’invio all’Enea, entro i 90 giorni successivi al termine dei lavori (il cosiddetto collaudo), della scheda informativa contenente la sintesi degli stessi lavori. Per altro, come ricorda la guida di approfondimento delle Entrate sulla detrazione al 65%, “il contribuente può rettificare, anche dopo la scadenza del termine previsto per l’invio, eventuali errori commessi nella compilazione della scheda informativa. Si possono correggere, per esempio, errori materiali sui dati anagrafici del contribuente e dei beneficiari della detrazione, i dati identificativi dell’immobile oggetto di intervento, gli importi di spesa indicati in misura non corrispondente a quella effettiva. In ogni caso, la comunicazione in rettifica della precedente deve essere inviata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale la spesa può essere portata in detrazione”.

Ebbene, qualora un contribuente intenda beneficiare della detrazione al 65% per gli interventi effettuati, dimenticando però di adempiere, entro i 90 giorni successivi al collaudo, all’invio della comunicazione (corredata con l’attestato di certificazione), l’unica strada possibile per non perdere il diritto allo sconto fiscale sarebbe appunto quella della remissione in bonis. Sull’argomento, tra l’altro, si è espressa nel lontano 2012 la Circolare 38/E delle Entrate, che al paragrafo 1.3 spiega appositamente che l’ambito applicativo della remissione in bonis è circoscritto “alla fruizione di benefici di natura fiscale e all’accesso ai regimi fiscali opzionali, subordinati all’obbligo di preventiva comunicazione o di altro adempimento di carattere formale. Tanto l’obbligo di comunicazione quanto l’adempimento formale devono essere previsti a pena di decadenza dal beneficio o dal regime opzionale”. Si sta dicendo in pratica che la remissione in bonis è valida ogniqualvolta la normativa fiscale preveda delle agevolazioni o dei regimi di tassazione opzionali per accedere ai quali il contribuente è comunque tenuto a rispettare determinati adempimenti formali. Uno di questi casi è appunto la detrazione del 65% con l’obbligo di invio della scheda informativa sui lavori.

Tuttavia, il suddetto decreto 16/2012 è altrettanto chiaro su un punto: la condizione basilare affinché l’istituto della remissione possa trovare applicazione è “che la violazione non sia stata già constatata o non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza”. A parte questo, è fondamentale che “il contribuente abbia i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento” (nel caso del 65%, ad esempio, bisogna che tutto il resto della documentazione risponda ai requisiti tecnici previsti) e che “effettui la comunicazione, ovvero esegua l’adempimento richiesto, entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”. In altre parole, non avendo inviato la comunicazione all’Enea entro la scadenza prevista, il contribuente potrà comunque inviarla “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”, laddove, puntualizzano le Entrate, per “termine di presentazione” si intende quello ordinario di consegna del Modello Unico. Tutto ciò, in conclusione, comporta comunque un esborso a carico del contribuente che ha omesso l’adempimento, visto che “ai fini del perfezionamento dell’istituto in esame (cioè della remissione in bonis, ndr), contestualmente alla presentazione tardiva della comunicazione occorre versare la sanzione in misura pari a 258 euro, vale a dire l’importo minimo previsto dall’articolo 11, comma 1, del D.Lgs 471 del 1997”.

Luca Napolitano

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